michikusa

Preferisci avere ragione o essere felice?

(𝐃𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐚𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚)

Per quanto trovi questa frase, ricondotta a Marshall B. Rosenberg padre della comunicazione non violenta, potente ed efficace [anche se abusata], la uso raramente.
Parlo di felicità con cautela.
Per formazione e “deformazione”
credo nella gradualità della comprensione,
e parlando di conflitti, spesso rilancio con una domanda di “riscaldamento” :

“vuoi avere ragione o vuoi ascoltare?”

Si pensa che il conflitto nasca dalla divergenza di vedute.
In realtà la psicologia buddhista ci insegna che il conflitto nasce dall’ 𝒂𝒕𝒕𝒂𝒄𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 alle proprie vedute.

Avere opinioni è un diritto ( personalmente lo annovero fra gli obblighi sociali)
avere opinioni divergenti e’ sano,
saperle manifestare con rispetto e utilità, è arte.
E come ogni arte si apprende, si allena, si perfeziona.
Spesso nei conflitti non comunichiamo ma difendiamo le nostre opinioni considerandole come parte significativa della nostra 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂’.
Ecco che qui nasce il vero conflitto.

𝑆𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑢𝑠 (𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎) 𝑐ℎ𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜?

Con un profondo viaggio dentro di noi, possiamo scoprire che la nostra identità viaggia su altri binari.
(Su questo tema a me caro tornerò nei prossimi post)

La pratica e l’approccio #Mindfulness insegna e ci ricorda che 𝒏𝒐𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒐𝒑𝒊𝒏𝒊𝒐𝒏𝒊.

C’e una distanza importante da poter mettere e su cui stare.
Uno spazio di osservazione.
È spazio dove dimorare, dove il conflitto rallenta, dove la presa all’ego si ammorbidisce.
E dove finalmente onoriamo le differenze, nostre e altrui.

La trasformazione non può esserci in presenza di convinzione.

Iniziare a riconoscere che non siamo le nostre convinzioni, ma che siamo ben altro e molto di più, è l’inizio della fine al ricorso alle armi.
Potremmo proprio iniziare da qui:
creare quello spazio dove vivere senza armi.

Riflessioni scomode ma Vitali

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