Giovanni, il ragazzo che in 19 anni ha insegnato il senso della vita
Le ha scritte così, senza fronzoli, con una lucidità che spiazza e una dolcezza che disarma.
Parole che non arrivano da un maestro zen o da un filosofo, ma da un ragazzo di soli 19 anni.
Un ragazzo che sapeva di avere poco tempo, ma non ha mai smesso di credere nel valore della vita.
Giovanni Iotti, di Reggio Emilia, è andato via lo scorso 30 giugno, portato via da una malattia che non è riuscita, però, a spegnere il suo amore per la vita, per la scuola, per le persone, per la sua parrocchia.
Due giorni prima di andarsene ha conseguito il diploma con il massimo dei voti.
Aveva promesso di arrivarci. E ci è arrivato.
Non ha mai smesso di studiare, di partecipare, di amare, di esserci. E, in un mondo che spesso corre dietro a ciò che luccica, lui ha lasciato in dono ciò che davvero brilla: la verità.
Ha scritto una lettera, letta dai genitori durante il suo funerale nella chiesa di Sant’Anselmo. Una sorta di testamento spirituale in cui ci ricorda ciò che conta davvero: non la carriera, non il successo, non la rincorsa continua a qualcosa. Ma la salute della mente, quella del corpo, e soprattutto gli affetti. Perché quando tutto il resto cade, sono loro a tenerci in piedi.
Lo ha ricordato anche il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, con parole commosse:
“Giovanni era un ragazzo di rara maturità, capace di guardare con profondità alla propria condizione, lasciando a tutti noi un insegnamento prezioso sul senso della vita, della speranza e della condivisione.”
Ma forse il ricordo più struggente è quello di una sua ex insegnante, che gli scrive: “Ti ho avuto come allievo in un momento della mia vita devastante, e sei stato tu, con la tua forza, a insegnarmi che si può affrontare tutto. Sei tu che ci hai dato tanto, Giovanni.”
E forse è proprio questo il punto.
Ci sono anime come Giovanni che sono un dono.
Anime giovani ma antiche che, in silenzio, lasciano una scia.
Testimonianze potenti, che ci costringono a fermarci, a guardarci dentro, a rimettere a fuoco le priorità.
Perché se un ragazzo di 19 anni riesce a salutare la vita con gratitudine, allora forse possiamo farlo anche noi.
Nel mezzo delle nostre giornate affannate.
Nel rumore dei problemi.
Nel caos di cose poco importanti.
Grazie, Giovanni.
Hai vissuto poco.
Ma hai vissuto pienamente.
Hai fatto in 19 anni ciò che molti non riescono a fare in una vita intera: lasciare il segno.


