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Dietro i sorrisi forzati: perché la fine di una famiglia non è mai una ‘tarantella

Entro in punta di piedi in un argomento sensibilissimo per molti, me compresa.

Ci provo, nel massimo affetto possibile.

I Pozzoli si sono separati.

Gianmarco e Alice, 53 e 40 anni, nella vita vera comici.

Lui lo abbiamo conosciuto a Zelig, per lei il duo con Maccio segna l’esordio televisivo memorabile.

Nel 2019 si sposano, i loro due bimbi oggi hanno dieci e otto anni.

Dal 2016 entriamo in casa loro, perché da lì con i loro figli hanno messo su uno spettacolo web: The Pozzolis family.

Oggi, con un video sulla loro pagina, annunciano il cambio in the new Pozzolis family, cioè continueranno a raccontare la loro famiglia, ma non tradizionale. Eh già, da un anno sono separati, spiegano.

Nel video, come altri comici prima di loro, scherzano rispondendo alle domande che la gente gli farà in queste ore.

Salvo poi tornare seri in finale, invitando a credere ancora nell’amore, come continuano a fare loro, dicono.

Ma sono sincera, i loro sguardi (come per tutti gli esseri umani) a me parlano dall’inizio alla fine ineluttabilmente, offrendo una metacomunicazione più incisiva e dirimente sul loro effettivo stato d’animo.

Comunque in giro troverete una selva di articoli in merito.

La frase rimbalzata ovunque è:

“Ci siamo separati perché non ridevano né litigavamo più”.

E non lo so se sia così, magari per loro sì.

Comunque non voglio fare analisi sulle parti coinvolte in prima persona, non mi interessa.

Il punto è il modo sciatto e inverosimile con cui la comunicazione massmediatica continui a far passare per tarantella una questione che nella vita vera fa danni e feriti.

La fine del matrimonio, maggiormente per famiglie con figli, è dolore.

Dietro le porte delle case, fuori da schermi e filtri, per la famiglia e chi le vuole bene, perché siamo esseri sociali e quello che ferisce te ha ripercussioni pure su me che ti conosco.

Ma in primis per i bambini.

I giornalisti ci dovrebbero parlare, coi bimbi.

Li dovrebbero guardare in faccia mentre scoprono che mamma e papà non vivranno più insieme.

Avvallare sciapezze comunicando alla società dai megafoni che la separazione di una famiglia è robetta facile, è un inganno.

Atroce.

E basta

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