Protocolli Addio – Quando i Bambini (e i Campioni) Ci Insegnano ad Abbracciare la Vita
Giovanni fa un lavoro bello ma tosto, collaboratore del cappellano dei carabinieri in caserma a Tor di Quinto.
Pensa te quanta ne ascolta di umanità stanca, alle prese coi disagi del mondo.
Comunque, ha una moglie e un bimbo piccoletto ma sveglio, di quelli che ti giri un secondo e lo ritrovi a scalare armadi, svuotare cassetti, annaffiare le piante finte col succo di frutta (parlo per esperienza diretta, ma a occhio con Giovanni stiamo messi là).
A giugno la famigliola è riunita nella Sala Ducale del Palazzo Apostolico, Vaticano, in trepidante attesa assieme ad altri convenuti. Saranno ricevuti in udienza dal Papa, lui proprio, di persona personalmente.
Ora, te lo vedi il bimbo di Giovanni a starsi fermo nella lunga attesa? Appunto.
Lui gioca, corre avanti e dietro, fa il bimbo.
Appena il Papa si staglia all’orizzonte con l’abito bianco che sventola al passo, mentre tutti adultamente emozionati si freezano alla sua comparsa, il bimbo di Giovanni corre ancora, e stavolta incontro al Papa.
Si tuffa tra le braccia di Leone che si tuffa ad accoglierlo.
Ciaone ai protocolli, abbraccio indimenticabile, oscar alla tenerezza.
Intanto ieri Sinner, quel ragazzone un metro e novanta per 24 anni di benedetta bravura stratosferica, ha fatto una roba grossa.
Vittoria a Wimbledon contro il suo Alcaraz solito che non gli è solo avversario sul campo, ma pure amico fuori.
Na sudataccia immane.
Che pare facile per come la fa lui, ma dietro c’è un mondo di lavoro e concentrazione.
A una certa con Carlos in rimonta, a Jannik gli è partito pure un italianissimo “c’ho una sfiga!”, proprio uno di noi.
Ma alla sfiga stavolta gli ha detto male.
E non è questa la parte più bella.
Oltre il successo, la vittoria, il bello resta l’essere umano che ha il coraggio di essere umano.
Che vince, ma per prima cosa corre e si tuffa tra le braccia del papà. E poi di sua madre.
Quindi.
Credo qui si abbia tutti, piccoli e grandi, supercampioni o soliti ignoti, una gran nostalgia di braccia buone.
Braccia di padri, solidi ma teneri. Porto sicuro, gioia piena.
Che dicano niente paura.
Qualsiasi cosa oggi ti faccia il mondo là fuori, io ti abbraccerò.


