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Camillone – Da Randagio a Santo: La Rivoluzione della Tenerezza

La vita di Camillo, a guardarla fino a un certo punto, pare un pasticcio brutto.

Eppure la sua nascita era sembrata un prodigio.

I suoi genitori avevano perso il primo e unico figlio da ragazzino.

Mamma Camilla, ormai over negli anni, era rassegnata a morire senza figli.

Invece Camillo nasce, il 25 maggio del 1550. Subito rivela la sua identità: è un bambino fuori misura. Altissimo, da sempre e per sempre.

Da giovane diventa un Camillone di due metri.

Ma è anche un ribelle di prima categoria.

Buono di cuore, sì. Ma spavaldo, attaccabrighe, zompafossi.

Con la morte della madre Camillo parte col padre, soldato di ventura.

S’affilia al gioco dei dadi, alle bevute, alla vita disordinata. Non ha nemmeno 18 anni.

Rimasto orfano si ammala a un piede e finisce ricoverato mesi in ospedale: qui sperimenta per la prima volta la pietà verso i poveretti ridotti peggio di lui.

Ma Camillo è preda dei vizi, non sa aiutare sé figurarsi gli altri.

Una volta guarito ricomincia punto e a capo.

Duella, perde tutto al gioco, elemosina.

Arriva randagio verso Manfredonia, chiede lavoro, i cappuccini lo prendono per la costruzione del nuovo convento.

I frati sono i primi e soli a fargli famiglia attorno, a capire che rischia grosso, a proteggerlo da se stesso.

Uno di loro parla col cuore a questo ragazzone dallo sguardo triste: “dai al Signore il primo posto, Lui è tutto il resto è nulla. E quando arriva una tentazione, respingila con forza!”

Per miracolo le sue parole scavano la roccia. Camillo sente di avere una possibilità come figlio amato.

Piange forte, Camillone.

Vuole farsi frate umilissimo, indossa il saio. Che con l’orlo gli riapre la ferita al piede guardanpo’.

Ricoverato all’ospedale degli incurabili a Roma diventa infermiere, stavolta accudisce i malati con dedizione.

Guarito, prova a tornare in convento ma la ferita torna uguale a prima.

Ha una visione, capisce: l’ospedale è il suo convento, il paradiso la meta, i malati la via.

Con i camilliani rinnova le norme di cura e igiene in ospedale, i malati diventano oggetto di cure vere, una croce rossa sul petto è il segno di quest’opera.

Caro gigante, di santità.

Facci umili.

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