In cammino con te: 138 km sul Sentiero del Brigante, la nostra avventura di sposi nella Calabria selvaggia
In 7 giorni abbiamo completato il Sentiero del Brigante, 138km nell’estremo meridione peninsulare, tra il Parco Nazionale dell’Aspromonte e quello Regionale delle Serre. Partiti da Gambarie (con le sue piste da sci), a 1410mt, siamo arrivati a Bivongi (260mt), toccando la quota massima di 1565mt del monte Fistocchio, stando per lo più sopra i 1000mt di quota e accumulando 3700mt di dislivello. Un’esperienza straordinaria che resterà scolpita nelle nostre menti e cuori per sempre. I motivi sono molteplici, non solo sportivi e proverò a sintetizzarne alcuni, tutti intrecciati tra loro:
– Ambientali: si attraversa una delle aree con la maggiore ricchezza di biodiversità d’Europa. L’elemento indiscusso e preponderante è il bosco, sempre imponente e a perdita d’occhio. Foreste, spesso vetuste, di faggi, abeti bianchi, pini, larici, querce ma anche di lecci e di castagni quando scendi di quota, fino a camminare tra ulivi, agrumeti e cactus alla fine del Sentiero. Altro elemento caratterizzante sono i continui ruscelli e rivoli d’acqua che continuamente si attraversano. La tappa finale è segnata dal raggiungimento della più alta cascata dell’Italia meridionale, la Marmarico.
– Paesaggistici: il verde intenso degli immensi boschi (e sottoboschi) domina. A tratti il Sentiero concede visuali sui crinali, rigorosamente e integralmente boscosi, come su tratti litorali tirrenici e ionici (a volte quasi contemporaneamente), a ricordare in quale contesto geografico – unico – ci si trova.
– Sociali: lungo tutti i 138km abbiamo incontrato un solo (ripeto, uno solo) altro escursionista. Si cammina di fatto tutto il giorno completamente soli, salvo rarissimi incontri fortuiti con pastori e operai boscaioli e al massimo con un paio di automobilisti sui brevissimi tratti di strade asfaltate che si percorrono. L’isolamento diurno è compensato dal calore dell’accoglienza serale (e, in un solo caso, diurno, presso il rifugio il Boschetto fiorito) in tutti gli alloggi; siano rifugi, alberghi, agriturismi, case per ferie, ristoranti con camere. Un’accoglienza autentica, autoctona, non formale, di sana condivisione, conoscenza e confronto.
– Climatici: si cammina (e si soggiorna) quasi sempre all’ombra del bosco e quasi sempre tra i 1000 e i 1500mt, il che garantisce condizioni che sfiorano la perfezione assoluta per questo tipo di esperienza, nonostante fossimo in piena estate e a tale latitudine.
– Altro: percorrere il Sentiero del Brigante è anche un’esperienza enogastronomica eccezionale: è occasione per gustare (in abbondanza) i migliori e più autentici sapori della ricca cucina (e cantina) calabrese. Non si manca di raggiungere siti storici e culturali di pregio, come le antiche reali ferriere, testimoni di un glorioso passato produttivo di valenza europea, o testimonianze dell’epopea dei briganti.
La nostra vacanza continua in zona, sulla costa grecanica, la più meridionale della nostra Penisola. Una zona, dall’aspro affascinante paesaggio con un passato, anche recente, molto complesso e ricchissimo crocevia di culture e avvicendamenti, i cui fantastici borghi del primo entroterra sono eccezionali testimoni e custodi.
E poi c’è un mare bellissimo, ben poco frequentato anche ora a fine luglio, di cui possiamo godere soggiornando in una splendida antica tenuta sulla collina superpanoramica sul mare e con vista dell’Etna, magistralmente recuperata ad uso ricettivo.
Anche questa è Calabria, anche questa è Italia.
Paolo Ciotti





