editoriali

Vado a sopravvivere da solo

C’è una storia che mi ha colpito, una storia che parla di amore, di fine, ma anche di sopravvivenza, rinascita, identità.

Claudio Casisa, comico palermitano classe ’91, per anni ha condiviso la scena e la vita con Annandrea Vitrano. Insieme avevano fondato nel 2014 il duo “I Soldi Spicci”, diventato negli anni una delle realtà più seguite del web e non solo.

Poi la fine di una relazione lunga dieci anni.

E insieme all’amore, anche il lavoro si spezza: finisce la convivenza, finisce il sodalizio artistico.

E Claudio si ritrova solo. Solo in una casa vuota, solo con sé stesso. E senza più un copione da seguire.

Nasce da lì il suo podcast, dal titolo emblematico: “Vado a sopravvivere da solo”.

Un titolo che non è una battuta, ma un grido sincero, fragile e forte allo stesso tempo.

Con la consueta ironia, racconta anche cose che chi è single conosce bene: vai a fare la spesa e ti accorgi che tutto è pensato per le coppie. Le porzioni minime sono per due. Le offerte, per due. Le promozioni, per due.

E allora dice: “A noi single non ci pensa nessuno. Dovremmo lanciare una campagna: vogliamo le monoporzioni!”

Ma al di là della battuta, c’è un fondo di verità.

Viviamo in una società che premia la coppia, la dualità, il “noi”. Eppure, mai come oggi, essere single non è più un’eccezione: è una condizione diffusa, un modo altro di stare al mondo.

Claudio lo racconta senza vergogna. Con tenerezza.

Dice che all’inizio stare soli fa paura, ma poi impari.

Impari a piangere. A piangere da solo. E a non doverti nascondere.

A guardarti allo specchio e non cercare più un riflesso condiviso, ma finalmente il tuo.

A sentire che “solo” non è “sbagliato”.

“Solo” può anche voler dire “libero”. Libero di essere, non di piacere.

E allora no, non è solo un podcast.

È una dichiarazione d’intenti.

È la voce di chi ha perso tanto, ma ha ritrovato una cosa che vale più di tutto: sé stesso.

E forse, a volte, la porta che si chiude non è quella di casa.

È quella dell’illusione.

Quella dell’adattarsi.

Quella del trattenere qualcosa che era già finito.

E dietro quel portone che si apre, a volte, non c’è il “nuovo amore”.

C’è una persona che aspetta da troppo tempo di essere ascoltata:

te stesso.

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