chiesa

Pensieri di un giovane su Lourdes

Mi presento: mi chiamo Gian Maria e ho 46 anni. Sono un hospitalier italiano dell’ Hospitalité
Nôtre-Dames de Lourdes dal 10/09/2014. Quello che volevo raccontare, però, è legato al mio primo
pellegrinaggio da volontario a Lourdes.

Tutto è iniziato tra i mesi di giugno e luglio del 1998. Avevo da poco fatto la maturità presso
l’Istituto Tecnico per Geometri, quando un giorno, a pranzo, mi sento dire da mio padre e mia madre:
“Vorremmo che venissi a Lourdes con l’U.N.I.T.A.L.S.I. a fare il barelliere. Questo sarebbe il nostro
regalo per la maturità”.

Onestamente mi si è bloccata la bocca.

Non mi aspettavo questa notizia e, allo stesso tempo, non avevo ricordi troppo belli legati al mio primo pellegrinaggio: nell’agosto del 1987, pochi mesi dopo aver avuto un incidente a causa del quale ero stato in coma, forse proprio perché dovevo ancora smaltire alcuni traumi, avevo faticato tanto a seguire, da pellegrino, il pellegrinaggio della sezione Valle d’Aosta.

Ma pochi attimi dopo, mentre stavo per rispondere, mi è stato suggerito: “Prova a venire, poi
vedi tu se fa o meno per te”. Allora diedi il mio consenso.

In sé i servizi a Lourdes non sono troppo complicati. Sono suddivisi in: piani e refettorio (legati
all’ospedale), piscine, stazione o trasporti. Questi erano i servizi tra i quali i volontari dei
pellegrinaggi potevano scegliere.

La mia iscrizione venne fatta come barelliere addetto al servizio trasporti. Solitamente chi
partecipa ad un pellegrinaggio per la prima volta, viene assegnato a questo servizio, che però
nasconde un piccolo particolare. I volontari che si occupano di questo servizio offrono le proprie
gambe a persone che, per svariate ragioni, non possono camminare per lunghe distanze o che hanno
gravi problemi fisici o motori. Utilizzando carrozzine o voiture bleu accompagniamo alle varie
Funzioni o Messe del pellegrinaggio questi pellegrini disabili. Ma il piccolo particolare a cui mi
riferivo prima, è questo: non viene solo spinta una sedia, un oggetto come una carrozzina o una voiture
bleu, in realtà ad essere spinta è una mamma o una nonna o una giovane donna o un padre, un nonno,
un giovane uomo
.

Sono persone e come tali vanno rispettate.

E quali piccoli gesti, che possono essere molto importanti, possono aiutare in questo? Per prima cosa arrivare noi prima di loro, al punto di ritrovo; in secondo luogo, rivolgersi a loro restando sempre all’altezza dei loro occhi. Questo, soprattutto per i giovani volontari, che sono alla prima esperienza, può far prendere maggiore consapevolezza dell’importanza dei loro gesti.

Già dopo un giorno i miei dubbi erano andati pian piano a sgretolarsi. Non solo perché stavano
iniziando amicizie con alcuni volontari, ma anche perché provavo gioia nel rendermi utile verso chi
aveva bisogno d’aiuto. Se fai bene il tuo servizio, usando il cuore, senza inorgoglirti per quello che
fai, le persone che accompagni ti regalano sorrisi e non finiscono di ringraziarti per il tempo che
dedichi loro
.

Ci puoi mettere anni a capirlo; ma, appena lo capisci, hai fatto bingo, scoprendo non
forze inaspettate da supereroe, ma semplici gioie che nascono da piccoli gesti o piccole attenzioni.
Che sia giorno o notte, davanti alla Grotta, anche se non ti sembra di pregare, in un certo senso
vieni avvolto da una leggera brezza e ti trovi ad ascoltare gli altri più che sentire la tua voce.

Come ho scritto in precedenza, la Grotta di Lourdes era e rimane il Cuore del Santuario.

In passato, l’unica differenza tra il giorno e la notte era che di notte era presente molta meno gente e
c’era molta meno confusione e più spiritualità individuale. Inoltre, ad essere onesti e sinceri, fino a
qualche decennio fa era possibile raggiungere la Grotta letteralmente in ogni momento: c’era un
passaggio, sempre aperto, da cui si scendeva accanto alla Grotta, là dove una volta c’erano i bracieri
delle candele. E molte sere, senza rendermene quasi conto, dopo il servizio, dopo la birra in un locale
frequentato dai barellieri, andavo, anche da solo, un momento davanti alla Grotta. Può sembrare
strano, ma il silenzio della Grotta, ti accoglieva, anche se potevi trovare molte persone. Non essendoci
la confusione della giornata, potevi stare in ginocchio nel corridoio centrale, fare innumerevoli
passaggi alla Grotta o sederti sui banchi. Più di recente, a seguito dei vari attentati che ci sono stati –
Torri Gemelle, aeroporto di Tolosa, incidente sul lungomare di Nizza -, alcune cose sono cambiate e,
per sicurezza, alcune porte sono state chiuse, una tra queste era proprio il sentiero accanto alla Grotta.

Prima di concludere voglio quindi raccontarvi un episodio vissuto personalmente davanti alla
Grotta, anche se al di là del Gave.
Era il 2005, sembrava essere un giorno normale a conclusione del pellegrinaggio, ma io avevo
iniziato il pellegrinaggio ponendomi mille domande, senza trovare risposte. Lì, in un modo inatteso
una Risposta mi è stata rivelata: mi si stava preparando una grande possibilità di ringraziamento. A
seguito del mio incidente mi sono sempre sentito in debito con Qualcuno molto più grande di me e
con la sua dolce e candida Madre per avermi assistito.
Quel giorno, quasi a conclusione della giornata, io e un gruppo di giovani di Torino (conosciuti
sul treno durante il viaggio d’andata), accompagnati da un sacerdote, ci siamo diretti verso un altare
nei pressi della statua di Santa Bernadette, vicino alla Chiesa di Santa Bernadette, sul lato del fiume
opposto alla Grotta. Appena finito di dire il rosario, a turno chi voleva, poteva raccontare qualcosa.

Io non avrei voluto prendere la parola, ma sentivo che era giusto dicessi qualcosa. Ho raccontato
dell’incidente e, mentre lo facevo, prima che arrivasse la commozione, ho guardato la Grotta. E
ancora oggi non ricordo le mie parole e se ho espresso a voce quello che sentivo di dire, ma quello
che invece ricordo è, di aver detto tra me e me “eccomi”, e poco dopo ho avvertito una leggera e calda
brezza. Ho così avuto una risposta a una mia domanda, ma ho anche capito come potevo sdebitarmi!
Non ero, però ancora consapevole, che 9 anni dopo, avrei portato a compimento il mio desiderio
di sdebitarmi andando a dire “Eccomi” davanti a molti volontari durante la cerimonia di engagement
nell’Hospitalitè Notre Dame de Lourdes .

E, da scettico – o molto dubbioso – quale ero all’inizio del mio primo pellegrinaggio, già nel
1998 sono rientrato a casa molto contento e desideroso di ritornare a Lourdes.
Dopo quel settembre ho iniziato a recarmi a Lourdes almeno una volta all’anno e, dal 10
settembre 2014, sono diventato un titolare del servizio Saint-Joseph dell’Hospitalité Notre Dame De
Lourdes.

Gian Maria Bionaz

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *