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Come un ramo secco – un racconto di Benedetta Bindi

Conosco Giacomo  Arrighi da tanti anni. È un ingegnere in una grande azienda alle porte della città. Ha due gemelle, Beatrice e Bianca, e una moglie, Maddalena, di quindici anni più giovane di lui. È una donna molto devota, minuta, timida, biondina, con due occhi di u  azzurro che sembra staccato da un pezzo di cielo.

Lui è alto quasi un metro e novanta, con una corporatura imponente, capelli lunghi portati all’indietro e una barba folta. Sono una coppia che non è mai passata inosservata in parrocchia.

Per anni li ho visti ogni domenica: prima da soli, poi insieme alle due gemelle — una mora e l’altra bionda. Poi, col tempo, solo Maddalena è venuta con la solita assiduità. I figli, si sa, durante l’adolescenza spesso si allontanano. Ma Giacomo?

Una volta ho domandato a Maddalena perché non venisse più la domenica.

Eh… lavora tanto,” mi ha detto, poi è arrossita abbassando lo sguardo. Da quella volta ho evitato di domandare.

Una mattina, mentre pregavo in silenzio, sento una mano sulla spalla.

Padre Lucio, buongiorno… mi scusi, avrei bisogno di confessarmi.”

Era lui, Giacomo, con i suoi occhi neri, velati però di malinconia.

Ci dirigiamo al confessionale e parliamo per un’ora.

Non posso raccontare i peccati che mi confida, ma posso dire come si sentiva.

Padre, mi sento come un ramo secco. Spento. Lontano dalla vita. È da tempo che vivo così. Ho comprato una macchina che costa come una casa, sono l’invidia di colleghi e amici, ma nemmeno questo mi ha reso soddisfatto. Le donne in ufficio — lo vedo — ora che sono diventato direttore mi cadono ai piedi. Ma dopo un breve momento di euforia, ormai nemmeno ricambio i loro sorrisi. Le gemelle hanno preso il massimo dei voti alla maturità; per me potevano anche essere bocciate. Non provo più emozioni. Maddalena, mia moglie, la amo sempre… ma non ricordo più che profumo ha la sua pelle.”

Gli rispondo con parole che non sono mie, ma del Vangelo:

 “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.”

Gli domando da quanto tempo non prega più, e lui risponde che non lo ricorda nemmeno. Poi restiamo in silenzio.

Mi saluta dicendo che proverà a riprendere la preghiera quotidiana. Io lo sollecito a cercare Gesù nella vita di ogni giorno.

Ogni domenica lo vedo alla Messa, e poi, dopo alcuni mesi, ci ritroviamo al confessionale.

Mi racconta che in ufficio i colleghi hanno notato in lui un cambiamento: è più sereno, meno nervoso, più gentile. Mi dice che le figlie sono state ammesse in una famosa e prestigiosa università a Milano, ne è felice,  e lui partirà per dieci giorni con sua moglie per un viaggio in Messico.

Come un ramo che torna a ricevere linfa, inizia a sentire di nuovo pace, forza e senso nelle sue giornate.

Oggi, quando parlo con Giacomo, vedo il frutto di quel legame ritrovato: la capacità di amare davvero, di vivere per un progetto più grande. E ogni volta che lo guardo, mi ricorda quanto siano vere le parole di Gesù:

 “Senza di me non potete far nulla. Ma con me, anche un ramo secco può tornare a portare frutto.”

E allora mi chiedo: quante volte anche noi ci sentiamo come Giacomo?

Magari abbiamo tutto, eppure dentro siamo vuoti. Ma la verità è che non ci basta avere: abbiamo bisogno di essere uniti a Gesù, come i tralci alla vite.

La vita vera nasce da lì.

Non dalla carriera, non dal successo, ma da un legame profondo con Dio.

Ed è bello sapere che non è mai troppo tardi per ricominciare.

Come diceva Carlo Acutis:

 “La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto a Dio.”

E allora oggi possiamo fare una cosa semplice: fermarci un attimo, spegnere il rumore, e dire nel silenzio del cuore:

 “Gesù, voglio tornare a Te.

Fammi portare frutto.”

Anche un ramo secco, se si unisce alla vite, può rifiorire.

Tutti noi possiamo rifiorire tante volte.

Anche per me, in alcuni momenti, non è stato facile.

Come dice una poesia di Ungaretti:

 Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

Eppure, proprio quando ci sentiamo più fragili, scopriamo che Dio non ci lascia cadere.

Ci tiene uniti a sé, come tralci alla vite.

E allora sì, anche una foglia può restare attaccata, e allora sì, un ramo secco può tornare a fiorire!

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