Chi crede di non credere
Pomeriggio di un giorno feriale di agosto.
Si boccheggia.
Passeggio sul sagrato della chiesa quando una signora parcheggia la sua auto e si avvicina rispettosa: « Buongiorno, mi sono lasciata guidare dal navigatore, non sono mai stata da queste parti. Sono venuta a chiederle una preghiera per una persona a me cara. È rimasta coinvolta in un incidente e versa in gravi condizioni. Io, però, non sono credente …»
Non mi sorprende la fiducia che ripone in un prete sconosciuto questa donna che dice di non credere.
Non è la prima volta che mi accade.
So che il suo cuore, in questo momento, sta facendo a pugni con le sue convinzioni. Ribadisce ancora una volta – penso per onestà intellettuale – di essere atea.
. «Stia serena, signora. La fede, l’ateismo, l’agnosticismo, riguardano noi, poveri mortali. Ma Dio – se c’è – è più grande di noi, ci conosce, ci scruta, ci ama. Non si ponga problemi. Ascolti il suo cuore, non la ingannerà …».
È l’ora della Messa.
Salgo l’altare. Lei è là, inginocchiata, la testa fra le mani. Un gesto di disperazione o un dialogo silenzioso con qualcuno che non vede?
La fisso con tenerezza. Chiedo al Signore di esaudire la sua e la mia preghiera.
Rifletto sulle pericolose stupidaggini di tanta gente sempre pronta a incasellare, etichettare, litigare, offendere, azzannare. Aver conosciuto Cristo Gesù è stata una grazia immensa che ha sconvolto la mia vita e quella di milioni di persone.
Egli è l’amico sincero di cui non possiamo più fare a meno. È l’ ancora che ci consente di non andare alla deriva, la stella polare, il fine del nostro peregrinare sulla terra. Chi questo dono non ha – ancora?- ricevuto o cercato merita tutta la nostra simpatia, amicizia, accoglienza, benevolenza.
Dio – grazie a Dio – non è proprietà privata. È la sorgente che zampilla per chiunque voglia dissetarsi all’acqua pura della vita: chi crede, chi non crede, chi crede di non credere.
Maurizio Patriciello


