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La forza di un versetto della Bibbia


L’esperienza del XXV di Professione Religiosa di Suor Sara Donata e il mistero di una Bibbia immensa che parla al cuore con poche, perfette parole.


Ho assistito a una delle celebrazioni più dense di significato che la vita comunitaria possa offrire: il XXV anniversario di Professione Religiosa di un’amica, Suor Sara Donata, tra le mura antiche e pacate del Monastero delle Clarisse di Santa Agnese, a Perugia.

Nel condividere la sua storia, Suor Sara non ha rievocato lunghi discorsi o teologie astruse. Ha scelto una sola frase, un grido del cuore vecchio di millenni, preso dal libro della Genesi (18,3): “Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo”.

Queste parole, pronunciate da Abramo ai tre misteriosi viandanti alle Querce di Mamre, sono diventate per lei la sintesi di venticinque anni di vita. “Il Signore si è fermato da me,” ha spiegato, “e io, a mia volta, mi sono fermata da Lui”.

Quel “fermarsi” reciproco mi ha colpito profondamente. È l’opposto della fretta, dell’indifferenza, del passare oltre. È la quintessenza della vocazione: un incontro di sguardi, una sosta voluta, un patto di ospitalità dell’anima. Dio non è un viandante distratto che avanza lungo la strada della storia; è Colui che, nella trama unica di ogni esistenza, si ferma. E la risposta dell’uomo, la risposta di Suor Sara come quella di Abramo, è un atto di coraggio: l’invito a restare.

Ma questa rivelazione mi ha portato a un altro pensiero, un paradosso affascinante. La Bibbia è un’opera mastodontica: 73 libri, circa 730.000 parole, oltre 31.000 versetti… lo sa bene chi, come me, a fatica, giorno dopo giorno la sta leggendo tutta! È una biblioteca intera, un continente spirituale che abbraccia secoli di storia, di lotte, di profezie e di amore.

Eppure, molto spesso, non è l’intera biblioteca a cambiare una vita. È un versetto. Una riga. A volte, mezza riga.

C’è chi si approccia a questo immenso testo e non vi trova nulla, se non un insieme complesso di narrazioni antiche. C’è chi, in un momento di buio, lo apre con il cuore in mano, cercando un segnale, una risposta—e la trova. Quella specifica parola, scritta per un contesto completamente diverso, improvvisamente risuona con una verità personale e incontrovertibile. Diventa una lente attraverso cui rileggere la propria storia.

Come è possibile?

La differenza, forse, non sta nel libro, ma nel cuore di chi legge. Suor Sara non ha letto quel versetto ieri per la prima volta. Lo ha re-incontrato oggi, con un cuore colmo di 25 anni di preghiera, di silenzio, di dedizione. Il versetto era lì, da sempre, ma oggi era pronto a fiorire nella sua vita, a dare un nome e una forma alla sua esperienza. La sua vita era la “terra fertile” di cui parla la parabola del seminatore, dove il seme della Parola attecchisce e produce il centuplo… e lo ha fatto incontrare anche a noi, almeno, a me sicuramente.

È la prova che la Bibbia non è un monumento da ammirare a distanza, ma un luogo di incontro vivo. È la Parola che, guidata dallo Spirito, sa essere oggi, qui, per te. Non schiaccia con la sua grandezza, ma si fa prossima con una precisione commovente.

La bellezza della vocazione di Suor Sara, e la lezione per tutti noi, sta proprio in questo: l’invito a creare uno spazio di “sosta”. A fermarci abbastanza a lungo da accorgerci che Dio si è già fermato da noi. E a permettere che, nella vastità silenziosa della Sua Parola, sia Lui a illuminare il versetto, la frase, la parola che, oggi, ha il potere di cambiare tutto.

Perché a volte, per ritrovare il senso del cammino, non serve leggere tutto. Basta ascoltare la voce che ci chiama per nome, fermandosi.

E io oggi mi sono sentito inondato da tutta questa Grazia e …dico Grazie.


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