Beatrice Fazi è il teatro: l’incanto di “Eden” tra risate e ataviche emozioni
Non so voi, ma io quando vado a teatro mi diverto sempre. Deve essere qualcosa di atavico, forse mi scatterà qualche ricordo primordiale, fatto sta che appena vedo un palcoscenico, provo subito un’emozione indescrivibile. Non posso dire la stessa cosa per il cinema. Se mi siedo davanti ad uno schermo, devo assistere necessariamente ad un capolavoro, altrimenti mi ritrovo subito nei panni di Alex, il protagonista di Arancia Meccanica, costretto dalla cura Ludovico a guardare ciò che proprio non vuole guardare. A teatro no. Il palco è davanti a te e sei tu che decidi su cosa concentrarti, gli occhi di quell’attore, il sorriso di quell’altro, un telefono antico, una luce soffusa… insomma fate voi!
Ieri sera ad esempio, grazie all’amico Giorgio, ho avuto il piacere di assistere alla rappresentazione di Eden. Una commedia spiritosa, scritta e diretta da Adriano Bennicelli, in cui le battute si susseguono con un ritmo così incalzante, da far letteralmente morire di risate l’intera sala. L’attrice protagonista, Beatrice Fazi, che nella realtà parla con un simpatico accento campano, sul palco si trasforma in una toscanaccia, che i colpi della vita non sono riusciti ad indurire. Nel suo personaggio, in cui la Fazi si è calata con grande maestria, convivono l’animo della mamma, per giunta di una ragazzo disabile, e quello di una fanciulla mai cresciuta, che non ha abbandonato la speranza di ritrovare l’amore della prima giovinezza. Il protagonista maschile, Fabrizio Giannini, che sul palco si muove come un vero mattatore, veste invece i panni dell’uomo in piena crisi di mezza età che, tornando nei luoghi della sua gioventù, cerca di recuperare gli anni perduti, proseguendo proprio lì dove si era fermato, ed accettando finalmente di essere padre. Davvero notevole poi il terzo personaggio, interpretato in modo magistrale da Alessandro La Ginestra, che ha saputo far ridere e piangere il pubblico, con grande delicatezza.
Ciliegina sulla torta… a fine serata, grazie all’amico Giorgio, ho potuto conoscere Beatrice Fazi che, poverina, ancorché esausta dallo spettacolo, si è trattenuta a conversare con noi fino a tardi. Ora non voglio spararla grossa… magari sarà stata colpa del venticello fresco di ieri sera o del bicchiere di vino che mi ero bevuto prima di entrare in sala, ma la Fazi è apparsa ai miei occhi come l’incarnazione stessa del teatro, come se le assi del palcoscenico si fossero fatte carne e ossa e occhi e labbra e si fossero messe a conversare con noi.
Ho trovato Beatrice Fazi una donna paziente, curiosa, umile e gentile… ora la immagino, mentre leggendo queste righe, sorride e pensa: “sapeste che dicono di me i miei figli e mio marito…”
Tranquilla, capita a tutti! Per quel che riguarda il suo lavoro, però, la Fazi mi è sembrata professionale e intransigente con se stessa, direi ai limiti dell’inflessibilità. Del resto il teatro e o non è il gioco più serio che ci sia?
Complimenti ancora a tutti e, se posso permettermi, andate a vedere Eden e la Fazi oppure andate a vedere quello che vi pare, basta che andate a teatro!
Paolo Velonà


