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Il valore etico di Pinocchio e Cuore: la lezione di Padre Maurizio Botta alla Chiesa Nuova

“Ogni verità, da chiunque sia detta, è opera dello Spirito Santo”. È con questa citazione di San Tommaso d’Aquino che, padre Maurio Botta lo scorso 8 dicembre ha aperto la sua conferenza su Pinocchio e Cuore. L’analisi dei due romanzi di fine dell’800, delizia di generazioni di bambini e oggetto di studio di critici di tutto il mondo per oltre un secolo, ha tenuto per due ore in un irreale silenzio una numerosissima platea radunatasi nella Chiesa Nuova di Roma. 

Lungi dall’essere uno sciorinare di nozioni storico-letterarie sui due capolavori di fine ‘800, la conferenza fin dalle premesse si è presentata come un invito a riprendere in mano i libri della nostra infanzia e a riconoscerne, nonostante una patina impolverata (specie per Cuore), l’enorme valore etico e morale sottostante.

La citazione di San Tommaso ha permesso a padre Botta di farcire il suo discorso con rimandi a cantanti contemporanee come Madame, a personaggi di fantasia come il Jack Folla di Radio Uno, fino a critici apertamente atei e anticlericali: il tutto con l’unico obiettivo di dimostrare come un classico che sia tale tocca le corde del cuore in modo universale, a prescindere dalla bandiera che si stia sventolando. Tale considerazione è valida tanto per Le avventure Pinocchio, il classico per eccellenza (sebbene involontario visto che Carlo Lorenzini, in arte Collodi, lo descriveva all’editore come una bambinata) quanto per Cuore, il pilastro indiscusso della formazione dei piccoli italiani fino almeno al 1961, anno in cui Umberto Eco con il suo Elogio di Franti, accusando De Amicis di retorica populista e  militarismo, ne decretò la damnatio memoriae.

La celebrazione dei due romanzi sostenuta da Botta è partita dall’attualissima necessità di riscoprire l’importanza del lavoro educativo da parte degli adulti, lavoro che deve poggiare sull’esempio, ma anche sulla parola. Geppetto e l’ingegner Bottini dedicano tempo all’educazione dei figli; in particolare il secondo, tanto criticato da Eco per i suoi atteggiamenti borghesi, fa ciò che i padri di oggi, loro malgrado, non riescono più a fare: osservare quotidianamente i propri figli e correggerli, talvolta anche con severità. Basti un esempio per tutti: in Cuore il padre di Enrico rimprovera in modo deciso il figlio perché si è messo a pulire il divano che il Muratorino ha sporcato con i vestiti imbrattati di calce: il lavoro non è mai sporco- dice – e se ne deve avere sempre rispetto, qualunque esso sia. Il vocabolario di Cuore all’orecchio dell’uomo moderno appare antiquato, stantio, ma Maurizio Botta invita il pubblico a ricordarsi delle parole dell’Ingegner Bottini ogni qual volta davanti ai nostri figli ci permettiamo di usare termini come “bangladino”, in riferimento a uomini degni di tutto il nostro rispetto perché sono qui a lavorare per mantenere le proprie famiglie lontane.

Secondo Botta, nei due romanzi appare chiara la consapevolezza che nessuno si educa da solo. Enrico di Cuore ha il papà che con il suo sguardo segue costantemente la crescita del figlio; Pinocchio è attorniato da una miriade di personaggi che lo consigliano e lo guidano verso la retta via, come se tutto il mondo sia a sua disposizione per insegnargli a diventare uomo.

Maurizio Botta riconosce inoltre sia a Pinocchio sia a Cuore il merito di sottolineare che l’errore non ci condanna mai in modo definitivo: chi sbaglia può e deve essere accolto, se si vuole che non sbagli più. E per dare forza alla sua intuizione il Padre filippino cita un passo di Pinocchio estremamente commovente, quando il burattino seguendo una lucina nella bocca del pescecane raggiunge finalmente il suo amato babbo. Pinocchio si aspetta un rimprovero, che però non arriva: Geppetto infatti è solo felice di rivedere suo figlio che ha affrontato tante peripezie per ritrovarlo. Ed è forse proprio grazie a questo atteggiamento non sanzionatorio che Pinocchio è capace di vedere i propri errori.

Botta afferma infine che entrambi i testi evidenziano che l’uomo è per sua natura attratto dal bene ed è questa l’unica cosa che conta. Come gli scolaretti di Cuore, tutti noi da bambini abbiamo sognato di diventare coraggiosi e leali come Garrone, un super-eroe in calzoncini corti; e per quanto Franti ci abbia commossi, nessuno credo lo abbia mai visto come un modello da seguire.  Pinocchio stesso, monello incorreggibile, per tutto il libro non fa che ripetere di voler diventare buono: sbaglia, si rialza, sbaglia di nuovo, ma il suo desiderio è sincero ed è per questo che si salverà.

Le due ore trascorse sui banchi della Chiesa nuova sono volate e al ritorno a casa il primo impulso è stato cercare in libreria i due volumi di quando ero bambina per rileggerli con lo sguardo della donna: Pinocchio e Cuore hanno ancora tanto da dirmi.

Il prossimo appuntamento con padre Botta è per il 13 dicembre con il Canto di Natale di Dickens, non mancherò!

di Daniela Rinaldi

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