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L’orto di Francesco e lo spazio sacro dell’imprevisto

C’è un insegnamento di San Francesco che mi ha trafitto il cuore, lassù a San Damiano, tra le sue pietre silenziose che ancora ascoltano e ancora sussurrano e che mi accolgono ogni volta che, grazie al lavoro, mi trovo da queste parti.

Dopo un momento in Chiesa e la visita nei luoghi dove ha vissuto, ed è morta, Santa Chiara, mi sono recato verso il “Parco letterario del Cantico delle Creature” e lì ho trovato una nuova risposta al mio essere qui, ancora una volta, a chiedere “Signore che cosa vuoi che io faccia?”

Appeso al muro una incisione in bronzo con un potente testo tratto da “Nello specchio della perfezione” (FF 1818) dove Francesco diceva al fratello che coltivava l’orto: «Non coltivare tutto il terreno. Lascia una parte libera, perché vi crescano i “fratelli fiori”» spontaneamente.

Non è solo una lezione di agricoltura. È un manifesto di vita.
È l’idea che Dio non si insinua solo nei nostri piani, ma sboccia nello spazio che gli lasciamo.

Noi passiamo l’esistenza a dissodare, seminare, innaffiare il nostro campo (la nostra vita). Programmiamo, controlliamo, vogliamo che ogni centimetro sia produttivo. È giusto, è umano.

Ma Francesco ci sussurra: “Scava un vuoto. Cedi il controllo. Togliti dall’ingombro.”

Lascia un angolo di terra incolta nella tua giornata.
Un’ora non programmata.
Una conversazione che non avevi in agenda.
Uno sguardo perso al cielo.
Un “sì” detto senza sapere perché.

È lì che nascono i “fratelli fiori”.
Sono gli incontri inaspettati che ti cambiano la vita.
Le idee che ti piovono in testa mentre cammini.
La pace che ti assale all’improvviso.
La soluzione che non trovavi e che ti trova lei, mentre tu stavi solo ammirando un campo di fiori.

Dio è il Maestro dell’Originalità. Non forza la nostra programmazione; fiorisce nella nostra spontaneità.

San Damiano, il luogo del “Va’, ripara la mia casa”, mi ha ricordato che la prima casa da riparare è il nostro spirito. E per farlo, dobbiamo avere il coraggio di non coltivare tutto il nostro orto.

Lasciamo un pezzo di terra alla Grazia. E aspettiamo, a testa bassa e cuore aperto, i suoi fiori.

… e ho ripreso il mio cammino.

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