cultura

La libertà è un ritorno

Quando invecchiamo non possiamo non approfittare della saggezza che ne deriva. A un certo punto della vita infatti tutto diventa più semplice. È come un mondo che si apre davanti ai nostri occhi.

A un certo punto molti capiscono che la propria anima non ha mai desiderato la città che corre, le strade piene e le vetrine che luccicano di bisogni inventati. Capiscono che la pace non esiste tra il cemento e che l’aria che respirano non è aria ma distrazione.

La verità è che abbiamo bisogno di natura.

Di silenzi e di orizzonti larghi che ci rimettono al nostro posto, che ci ricordano che siamo parte di qualcosa di più grande di qualsiasi ego, carriera o aspettativa.

E più si va avanti negli anni, più questo richiamo diventa chiaro, quasi sacro.

La città ci stringe e ci consuma, mentre la natura ci apre e ci ricrea.

E poi c’è una cosa che capiamo col tempo e che stiamo tutti imparando in questi giorni: chi non si omologa spaventa.

Chi sceglie di rallentare, chi decide di togliere invece di aggiungere, chi preferisce la natura alla vetrina, viene visto come strano. Come se la libertà fosse una colpa.

Ma la verità è che la libertà è un ritorno.

Ritorno al corpo.

Ritorno al respiro.

Ritorno alla terra.

Quando ci sdraiamo sull’erba, quando ascoltiamo le foglie, quando lasciamo che il vento faccia ordine dove la mente crea caos, allora lo capiamo: eravamo noi mancare a noi stessi.

Scegliere la natura. Scegliere la fuga dalla folla.

Scegliere la propria verità, magari con anime affini, anche se spaventa tutti gli altri.

Questo è sempre il primo passo verso casa.

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