Stranger Things, l’ultimo giro in bicicletta: un addio agli anni ’80 (e a un pezzo di noi)
Se come me avete cinquant’anni o giù di lì e ricordate un mondo senza Internet, telefonini e Wi-Fi, Stranger Things non è solo una serie: è un atto d’amore. Un ponte tra un meraviglioso tempo perduto e oggi, con quel tocco inquietante alla Twin Peaks che ci riporta a un’epoca in cui tutto era più semplice e più misterioso.
Se siete nati negli anni ’70, gli anni ’80 non sono un ricordo lontano, ma la vostra casa: i giorni in cui dai mangianastri uscivano i Clash e i Joy Division, in cui speravamo che la cassetta del walkman non si bloccasse proprio durante la nostra canzone preferita, e i venerdì in videoteca quando correvamo per afferrare E.T. prima che qualcuno l’avesse già noleggiato. Per questo Stranger Things non è un’operazione nostalgia per millennials: è un’esperienza che ogni dieci minuti ci fa dire “Mio Dio, eravamo davvero così”.
E ora che la quinta e ultima stagione sta per concludersi – con il primo volume uscito a fine novembre 2025, il secondo in arrivo a Natale e il finale definitivo il 1° gennaio 2026 – ci rendiamo conto che il cerchio iniziato quasi dieci anni fa si sta chiudendo davvero. Chi ha amato Twin Peaks coglie subito l’eco familiare: una cittadina tranquilla, una scomparsa, un vaso di Pandora che si apre su mondi paralleli, la Loggia Nera e il Sottosopra come due specchi diversi dello stesso incubo. Con la differenza che la serie di Lynch era un sogno surreale e studiato, mentre Stranger Things è il suo fratello più terreno, un omaggio sincero al cinema di genere che ci ha cresciuti.
La prima stagione è uscita nel luglio 2016. Sembra ieri, eppure da allora c’è chi ha cambiato lavori, fidanzata o fidanzato, città e punti di vista. I bambini della serie sono cresciuti davanti ai nostri occhi, passando dall’infanzia alla maturità, e noi con loro. C’è una malinconia sottile in questo finale, perché non è solo la fine di una storia: è la fine di un pezzo della nostra vita, di un decennio che ci ha accompagnati mentre tutto intorno cambiava.
La bellezza di Stranger Things sta anche nel suo modo di parlare la nostra lingua culturale: ci sono le biciclette al tramonto e lo stupore di E.T. e I Goonies, il brivido psicologico di Stephen King da IT a Firestarter, la fragilità e l’amicizia alla Stand By Me, quando il cuore ti si scalda un attimo prima che arrivi il mostro. È una lettera d’amore agli anni ’80, scritta per chi quegli anni li ha vissuti davvero.
E poi c’è la musica, un vero jukebox analogico che sembra uscito da una sala giochi dell’epoca: Joy Division, The Clash e la loro immortale Should I Stay or Should I Go, Dead or Alive, i Metallica con l’indimenticabile Master of Puppets di Eddie, Madonna, e Kate Bush con la rinascita globale di Running Up That Hill. Una playlist che non si limita a evocare un decennio: lo riaccende.
Alla fine, Stranger Things è la sua estetica sono un ritorno a un’epoca in cui la tecnologia era analogica e l’amicizia pesava di più. È un abbraccio nostalgico, una porta aperta verso una parte di noi che credevamo perduta.
Guardatela o recuperatela ora che il cerchio si chiude: gli ultimi episodi arrivano su Netflix Italia il 26 dicembre 2025, quello finale alle 2 del 1° gennaio 2026, quando sapremo finalmente cosa fare per Capodanno. E vi ritroverete di nuovo lì, con le ginocchia sbucciate, l’odore di cloro della piscina estiva addosso e la sensazione che, in fondo, gli anni ’80 non siano mai finiti davvero.


