I giovani: una scoperta nel cuore della giustizia
Da anni porto nelle scuole progetti sulla legalità grazie a una passione per la giustizia, e questo lo devo ai miei due eroi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questi due grandi uomini, che hanno dedicato e speso instancabilmente la loro vita alla giustizia, mi hanno insegnato che la legalità non è un valore formale ed astratto ma uno scopo concreto da perseguire in gruppo senza inutili protagonismi.
Paolo Borsellino il giorno dei funerali del suo amico Giovanni si rivolse ai giovani dicendo: “La lotta alla mafia doveva essere un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità.”
Per questo sono e sarò sempre convinta che l’impegno di un genitore o di un adulto deve essere quello di far conoscere questi profondi valori di giustizia alle giovani generazioni in ogni modo.
In questi anni sono stata in scuole romane con bacini di utenza differenti, socialmente e culturalmente, ed ho provato una profonda gioia nell’osservare la “purezza” di queste generazioni di fronte ad argomenti così grandi come la lealtà e l’onestà.
Dinanzi al valore della giustizia i nostri giovani non sono una massa indistinta alla quale siamo abituati guardandoli attraverso i social, ma una corrente fresca di idee, convinzioni e desideri di farsi sentire concretamente con il proprio pensiero e con le azioni.
Nelle scuole i mei progetti partono dalla storia del maxi- processo, con la quale si racconta di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un evento che ha lasciato tracce indelebili di un mondo migliore. La legalità, infatti, abbraccia ogni aspetto della società e non lascia indietro nessuno.
Il mio desiderio è di presentare la legalità come valore credibile e realizzabile sia individualmente che in comunità.
La risposta dei giovani è puntualmente arrivata in ogni occasione di incontro e, di fronte a un pubblico di adolescenti spesso annoiati o piuttosto stanchi, ho riscoperto volti interessati, profondi e persino intelligenti emotivamente.
Nelle ultime occasioni aver trovato un dialogo con i giovani su questi complessi argomenti mi ha dato conferma che è possibile entrare nei loro cuori in crescita.
E così ho risposto a ragazze che erano lì per caso per stare insieme con l’amica, o perché era la lezione di educazione civica, e ci sono stati ragazzi e ragazze che erano lì per passione, ed a loro, a questi giovani dedico il mio impegno umano, a chi, anche fosse uno solo, crede ed è profondamente convinto che la giustizia non sia morta ma vive nel nome di Giovanni e di Paolo e di tutti coloro che hanno perso la vita in nome dello Stato.
Una mattina ai miei incontri sulla legalità c’era Fabrizio, in apparenza omologato al modello giovanile odierno e, come spesso mi capita, mi sono dovuta ricredere rispetto all’osservazione al primo impatto, e dopo numerosi sorrisi arriva la sua mano alzata, e poi di nuovo ancora la sua mano alzata e i suoi interventi si ripetono, sempre più entusiasmanti, pieni di saggezza, empatia, sensibilità, senso critico, insomma un piccolo grande uomo.
Il mio tempo, le mie energie mi hanno sempre condotto di fronte a tutto questo ed a ripetermi costantemente: “Ne è valsa la pena”, sapendo che c’è Fabrizio che porta il cuore e il suo essere nella scuola, nella vita, nella società.
Francesca Bardi – Direttore di Tribunale


