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Da Sant’Agostino a Ilcentuplo passando per Benigni sulla strada della Gioia

C’è un’immagine che porto nel cuore da anni. Una volta, nella mia parrocchia, mi ritrovai a distribuire l’Eucaristia perché la chiesa era colma e il sacerdote aveva bisogno di una mano. Al termine della funzione, qualcuno si avvicinò al parroco, visibilmente scandalizzato che un “semplice laico” avesse toccato il pane sacro. La risposta del prete fu fulminante: “Se Gesù si è servito di un asino per entrare in Gerusalemme, non può forse servirsi di quest’asino per venire da voi?”. L’asino, stavolta, ero io.

Ho ripensato a quell’asino l’altra sera, guardando Roberto Benigni a Che Tempo Che Fa. Mentre ascoltavo le sue parole su Sant’Agostino, ho sentito in sottofondo il solito brusio dei benpensanti. Quel mormorio di chi, tra i banchi, si scandalizza per il messaggero, analizza il successo come una trovata commerciale o storce il naso perché un comico — e soprattutto proprio questo comico — “osa” toccare i giganti della fede.

Ma mentre il brusio si perde nel vento, resta un dato di fatto: un uomo, per due ore, tiene milioni di persone incollate alla bellezza di San Pietro o di Agostino, facendo breccia dove a volte noi, con le nostre liturgie stanche, non arriviamo più. Sono le stesse emozioni che ho provato seguendo la serie The Chosen, che vi consiglio accoratamente: anche lì, la Verità passa attraverso la carne, l’umanità e persino l’ironia.

“Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra” scriveva Sant’Agostino. Sentendo Benigni citare il segreto del Cristianesimo, mi sono detto: ma questo è il perfetto stile “centuplo”, lo stile “#solocosebelle”.

È esattamente quello che cerchiamo di fare da dieci anni: scovare la bellezza ovunque essa sia, rintracciare l’allegria anche nelle pieghe di un mondo difficile e portarla agli altri. Perché la Verità non ha bisogno di guardie del corpo, ha solo bisogno di testimoni che sappiano ancora stupirsi.

Tra pochi giorni sarà proprio il colmo del nostro stupore quando celebreremo il Dio che non ha avuto paura di “mischiarsi” con la nostra umanità. Essere allegri non è leggerezza, è un atto di coraggio. È la consapevolezza che, nonostante le fatiche, siamo fatti per il “centuplo” quaggiù e per l’eternità poi.

In questo Natale, lasciamo che il brusio si spenga e che si accenda invece la gratitudine per chiunque — laico, attore o asino che sia — ci ricordi che il segreto più profondo della nostra fede, e della vita di tutti, è la gioia.

In questo Natale regalate ilcentuplo a un amico: fateci conoscere, moltiplichiamo l’affetto, divulghiamo tutti assieme il bello affinché tanti altri possano esclamare: quanta bellezza!

Buon Natale a tutti!

ps: audio e trascrizione intervento di Benigni su Sant’Agostino

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