Il Presepe dei pochi
E poi c’è Paola con gli occhi azzurri, che se ne frega.
M’imbatto in questa signora così, per caso, in mezzo a un paese di montagna a mille metri d’altezza.
Il classico paese dei nonni col cimitero pieno di anime, ma di vivi tra le case quasi zero. Letteralmente.
Quattro barra cinque abitanti d’inverno e stiamo parlando d’inverno con la i maiuscola, e la neve che se vuole cadere ci dà dentro e copre tutto lasciandolo sotto.
Comunque, tra queste anime coraggiose c’è Paola.
Me la ritrovo davanti passeggiando, è curioso incrociare persone lì a dicembre. Ancora più curioso incrociarne una così, guance avvampate, mani sporche di vernice, che sta abbellendo dei rami al centro della piazza con decorazioni bianche di legno.
In un paese vuoto.
Ma a lei importa niente di chi veda e chi no.
Fa l’alberello al centro della piazza. “Bello no?”, dice, “così il paese è più accogliente”.
Poi guarda i bimbi, “dai” gli fa, “adesso finiamo il presepe”.
Loro chiaramente strabiliano, ma che davvero possiamo aiutarti?
“Certo, io cerco aiutanti!”
E così arriviamo di fianco alla chiesa.
Siamo più spettatori che architetti, perché il grosso lo ha già fatto lei.
Per la capanna ha chiesto aiuto a un signore che s’è trovato sul posto in questi giorni, il volto del Bambinello l’ha dipinto un’altra signora, “bello no? è proprio brava”, invece le sagome di Maria e Giuseppe le ha fatte Paola.
Ritagliate e vestite, stoffe veli corde, “quest’anno le ho fatte più belle”.
Ha anche le pecorelle, due sagome rifinite coi batuffolo di lana. Le mettiamo poi. Mancano l’asino e il bue, ma li farà, ci vogliono proprio.
Posso dire che è un presepe bellissimo?
Senza luci, senza polemiche, senza diplomazia.
Maria a mani giunte, Giuseppe col bastone, Gesù avvolto dalla paglia. Tanta paglia, pungente, che in montagna di pastori quelli veri ce ne sono ancora e la paglia non manca mai.
Credo questa resti ancora oggi la cifra stilistica di nostro Signore.
Che preferisce nascere dove non ci si aspetta, dove in pochi s’accorgono, dove in pochissimi lo guardano.
E però, voluto, con tenerezza. E un certo stupore.
Con l’amore semplice di chi ha bisogno di vederlo ancora.


