La pace non è assenza di caos, ma la capacità di attraversarlo
Un giorno ti svegli ed hai le idee chiare: non vuoi più conflitti. Non accade per stanchezza ma quando la coscienza fa un salto silenzioso e ti mostra una verità semplice e spietata: non tutto va combattuto, non tutto ciò che è giusto va difeso.
Fino a quel momento che che il dialogo fosse una sfida, che il dissenso richiedesse per forza una risposta. Poi comprendi che molte discussioni non cercano la verità , ma solo una conferma dell’ego. E l’ego, quando viene nutrito, non si placa: si rafforza.
Così impari a lasciare che le cose il più delle volte scorrano. Le parole degli altri, le convinzioni rigide non sempre meritano la nostra attenzione.
La pace diventa così una scelta etica prima ancora che emotiva. È il rifiuto consapevole di farsi trascinare via. È capire che l’energia che sprechi per correggere l’esterno è la stessa che potresti usare per coltivare l’interno.
In questa fase della vita non cerchi più di convincere. Cerchi di ispirare. Cerchi di essere allineato. Allineato con ciò che senti, con ciò che sei, con ciò che non hai più voglia di perdere.
Il tempo, soprattutto.
La lucidità .
La leggerezza.
Ormai penso che lasciare andare sia una forma alta di responsabilità verso se stessi. È riconoscere che la verità non ha bisogno di essere difesa da chi la conosce davvero. Perché cammina anche senza di noi.
La pace, a questo punto, non è assenza di caos.
È la capacità di attraversarlo senza farsene possedere. È scegliere di scorrere, mentre tutto il resto insiste nel voler avere ragione.


