Abboccare come un pesce, sì, ma all’amo giusto!
Da sempre per definire un credulone ingenuo lo si paragona al pesce che abbocca all’ esca di un pescatore. Perché come ogni essere umano ci prende l’ignoranza di ciò che sta dietro l’apparenza. Da bambini mi dicevano i miei: “non aprire la porta agli sconosciuti; non prendere caramelle dagli estranei fuori della scuola”. E così via l’elenco potrebbe durare tanto.
Ci sono esche pericolose che da una parvenza di piacere o bene mascherato conducono poi a disastri: dipendenza da gioco, addirittura l’uso di droghe e infine anche un figlio di buona famiglia può trovarsi in disagio.
Succede.
Cronaca quotidiana.
E poi ci sono esche divine che sono discrete e non chiedono nulla in cambio.
Sotto la parvenza di persone che non hanno nessun conto: uomini e donne saggi, le persone buone di cuore e senza doppi fini, i poveri secondo il Vangelo… Costoro con una parola forte come un rimprovero o un richiamo “senza giudicare la persona” ma “colpendo l’anima” oppure in altri casi con una “parola buona gratuita” e un atto di misericordia dietro la puntura del richiamo, hanno dentro la dolcezza dell’amore vero.
Paradosso meraviglioso.
Dietro un finto bene c’è il veleno.
Dietro una apparente e amara medicina c’è il vero bene.
Quindi possiamo abboccare come pesci?
Sì! Ma all’amo(re) giusto.
Lasciamoci pescare da Cristo, cercatore dei cuori smarriti.
Alla prossima Perla.
Don Domenico Savio
💙💛🧡


