buongiorgiosolo cose belle

Dona. Non sai per chi, sai perché… e oggi, non sai nemmeno con chi.

C’è una continuità profonda nel gesto di tendere il braccio. Dopo l’emozione di giugno scorso, quando ho donato all’Ospedale Bambin Gesù insieme a mio figlio — vedendo con i miei occhi il volto di chi riceve in quella piccola guerriera che abbiamo incontrato — ieri sono tornato a donare. Questa volta l’ho fatto in un contesto diverso, ma altrettanto carico di significato: la mia Parrocchia, San Lino alla Pineta Sacchetti.

Trovo che sia un’iniziativa bellissima che le parrocchie si facciano promotrici di questa sensibilizzazione. È la comunità che si prende cura di se stessa, trasformando un luogo di fede in un presidio di vita.

Ma la giornata di ieri mi ha regalato un’altra lezione. Mentre ero steso sul lettino, ho girato la testa e ho incrociato uno sguardo familiare. Accanto a me, con la stessa sacca appesa al braccio, c’era un amico che non vedevo da sei anni. Sei anni di distanze, di percorsi diversi, annullati in un istante da un gesto comune.

Lo slogan della ODV DS OPBG dice: “Dona. Non sai per chi, ma sai perché.” È una verità assoluta. Ma dopo ieri, sento di dover aggiungere un pezzetto: “Non sai con chi.” Perché il sangue non è solo un legame tra sconosciuti (il donatore e il ricevente); è anche un collante tra chi decide di esserci. Donare ti porta a ritrovare pezzi della tua vita, amici perduti, persone che condividono silenziosamente i tuoi stessi valori. È un’alchimia che accorcia le distanze: tra me e mio figlio, tra me e quella bambina, e ora tra me e un amico ritrovato.

Non è solo un dovere civico. È un appuntamento con l’umanità, dove non sai mai chi potresti incontrare, ma sai perfettamente cosa state costruendo insieme: un altro respiro, un altro battito, un altro sorriso.

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