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Saperci vivi: la bussola di una prof per i suoi ragazzi dopo la tragedia di Crans Montana.

In una scuola frequentata da studenti rimasti coinvolti nella tragedia di Crans Montana, una prof ha scritto una lettera per tutti i ragazzi e le ragazze di quella scuola. Parole che celebrano la vita, tengono per mano in un momento di dolore che però non può chiudere la porta alla speranza. Sono stato autorizzato a condividere brani di questa lettera. Leggeteli e condivideteli, se lo ritenete opportuno, con i vostri studenti e studentesse, figli e figlie in questo tempo di ripresa, in cui – giorno dopo giorno – la vita non smette di farci sentire il suo richiamo. A me sembra che le parole di questa Prof. aprano una via per parlare sia di vita che di morte, senza falsi moralismi, tenendoci in un principio di realtà, dove dolore e speranza sono al tempo stesso inevitabili e compresenti.

Io sono grato di far parte di una comunità di persone che sanno sostenersi, parlarsi e donarsi, ognuno con ciò che ha e può mettere a disposizione degli altri.

“La tragedia di Crans ci spinge a rivedere le gerarchie delle nostre ansie, delle nostre paure, delle nostre arrabbiature. Tutti i problemi che ci sembrano insormontabili appaiono ridimensionati di fronte alla morte, di fronte a un ‘mai più’ inamovibile.

L’ansia che spesso vi assale (e che assale anche noi adulti), l’angoscia per un futuro non ancora chiaro o definibile, forse può essere ridimensionata al pensiero che ci è ancora possibile pensare al futuro, che il fatto stesso che possiamo guardare al futuro, anche se con un po’ di angoscia, significa che siamo vivi.

Ecco, attacchiamoci, attaccatevi alla vita, onoratela dando pieno senso ad ogni istante, non sprecatene nemmeno uno.

Umberto Saba in una delle sue più belle poesie chiudeva dicendo che in lui sentiva sempre forte e importante ‘della vita il doloroso amore’; il doloroso amore per la vita, amare la vita anche se questo comporta dolori, fallimenti, cadute, difficoltà. E Saba ne conosceva tanti, di dolori, a partire dall’assenza di un padre che lo aveva abbandonato da subito e un’appartenenza ebraica che lo vide vittima delle leggi razziali.

Non è facile amarla sempre, la vita.

Ci sono momenti in cui ci sembra che le difficoltà siano insuperabili e il dolore insopportabile. Però se ci sono significa che noi ci siamo.

Amate la vita, anche in ricordo di vostri coetanei che non ci sono più e pensando alle difficoltà tremende (fisiche e psicologiche) dei vostri compagni gravemente ustionati.

Non avete ovviamente colpa alcuna, per i loro dolori, né dovete sentirvi ‘in colpa’ perché voi siete vivi e state bene e loro no.

Ed è normale se magari in questi giorni sentite tanta rabbia, tanta frustrazione di fronte a qualcosa di incomprensibile e del tutto ingiusto.

Non so come possiate incanalare questa rabbia, non so come potrete superare lo smarrimento.

So solo che dovreste (dovremmo) svegliarvi ogni mattina sapendo che la vita è, ogni giorno, un dono, da valorizzare e utilizzare al meglio, nella relazione con se stessi e con gli altri, senza buttare tempo in sciocchi litigi, in rancori che guastano le relazioni (con i genitori, con gli amici), assaporando quello che ogni momento può regalarci; anche i nebbiosi giorni di Milano, le mattine pesanti a scuola, le materie che proprio non ci vanno giù, i professori che non sopportiamo, i genitori che si intromettono nelle vostre vite, anche tutto questo è vita.

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