cultura

Un amico, un cane, un Santo ed un trofeo

“Buongiorno posso venire a casa tua col cane?” Sembrerebbe una richiesta di normalità ma non per chi vive in campagna immerso tra i noccioleti irpini…

Eccoli arrivano e dal cofano scende giù una meraviglia di cucciolo di Lagotto pronto ad esplorare ed annusare il territorio. Li lascio fare in tranquillità mentre cerco di tenere a bada il mio lagotto che anche lui è un gran annusatore si ma di crocchette. Dopo un po’ di tempo ritornano, mi bussa al citofono e io dal balcone li saluto e lui con tutta l’ ironia che lo contraddistingue, frutto di anni di amicizia e d’ infanzia vissuta assieme, mi dice di avermi lasciato sul citofono il trofeo del mio giardino….beh! La curiosità è forte!!! Li accovacciato tra la carte un bel tartufo irpino, o meglio di casa mia.

E’ il giorno 17 gennaio, memoria di un Santo che i contadini conoscono bene e che pregano, ossia Sant’Antonio Abate che è il patrono degli animali domestici, in particolare quelli da cortile e da stalla, e degli allevatori.

Un eremita egiziano del III secolo, considerato il padre del monachesimo cristiano. La sua iconografia lo vede spesso con un maialino, simbolo di salute e prosperità, e la sua figura era collocata nelle stalle. Si narra che riuscisse ad ammansire gli animali feroci e che il suo maialino lo accompagnò persino all’inferno, da cui riportò il fuoco per donarlo all’umanità. Sì è proprio lui quello del famoso fuoco.

Beh! In questo giorno diventa ancora più solenne questo regalo frutto della complicità tra il cane e il suo padrone.

Dal punto di vista botanico, il tartufo è un fungo ascomicete, appartenente al genere Tuber, è un fungo ipogeo, cioè cresce sottoterra.
Il corpo fruttifero del tartufo ha una forma irregolare, spesso globosa o ellissoidale. La superficie del tuber è coperta da una crosta rugosa e scura, mentre l’interno è composto da una massa di ascospore bianche o giallastre. Le ascospore del tartufo sono prodotte all’interno di strutture chiamate “asci”, che sono disposte in modo irregolare all’interno. Il tartufo cresce in simbiosi con le radici degli alberi, spesso in boschi di querce, faggi e noccioli, preferisce terreni calcarei e ben drenati.

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