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L’Altalena tra le macerie: il bambino che pesa il futuro

Ho fermato un video durante un’immagine potentissima: un bambino sull’altalena, il mare davanti, le macerie tutto intorno, dopo il ciclone Harry. Mi è sembrata un pugno allo stomaco e, insieme, una carezza. Sembra una scena simbolica e invece è reale. Un’altalena piantata in mezzo a un lungomare devastato, tra fango, detriti e cemento spaccato.

E lui è lì, piccolo, leggero, in bilico tra cielo e terra. Mentre noi contiamo i danni, cerchiamo colpe e ci chiediamo “come faremo adesso?”, un bambino fa quello che sanno fare meglio i bambini: continua a vivere. Si dondola, gioca, rimette in ordine il mondo a modo suo.

È una lezione enorme data da chi pesa pochi chili. Il ciclone ha ferito le nostre coste, ma non ha portato via la vita che insiste, la speranza che ricomincia, la capacità di rialzarci. Questo bambino sull’altalena è un monumento vivente improvvisato e spontaneo, il simbolo di una Sicilia che cade e si rialza da millenni.

Puliremo, sistemeremo, ricostruiremo. Sono certo che tornerà tutto più bello di prima. Perché se un bambino riesce a giocare in mezzo alle macerie, allora vuol dire che il futuro non è crollato: è solo in attesa di essere ricostruito.

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