Il nostro libro, un viaggio nella Speranza
Domenica Gibertini ed io siamo stati invitati nella parrocchia di San Lino a Roma per presentare il nostro libro: “Cento domande a Dante e cento risposte” a cura di Edizioni Efesto.
È stato Gibertini a scegliere il titolo della conferenza, come del resto ha fatto anche con il libro. Lui con i titoli è molto, ma molto più bravo di me. Pensate che una volta, dopo settimane di riflessioni, ho intitolato un racconto: “Un racconto”. Che ve ne pare? La conferenza invece aveva un nome ben più avvincente: “Dante profeta di speranza”; e Gibertini con una breve introduzione ha chiarito subito il perché. La Divina Commedia, infatti, è prima di ogni altra cosa un viaggio nella speranza. Il libro si apre con un Dante smarrito, che si aggira nella selva oscura. La sua condizione è la stessa del peccatore che, alle soglie dell’Inferno, incontra la celeberrima scritta: “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Alla fine del suo viaggio, lungo più di quattordicimila endecasillabi, incontriamo invece un Dante ben diverso che, rivolgendo la sua preghiera alla Vergine Madre, la chiama “di speranza fontana vivace”.
A questo punto la conferenza è entrata nel vivo e Gibertini, con quel fare sornione di cui è capace solo lui, si è voltato verso di me e mi ha detto: “Velonà, vuoi parlare un po’ del nostro libro?” passandomi la patata bollente. Proprio come è accaduto questa mattina, quando con la medesima aria innocente mi ha chiesto di scrivere per il Centuplo un pezzo sulla presentazione di ieri. Ti voglio tanto bene Giorgio!
Dunque, visto che la patata bollente è toccata e tocca a me, sappiate che “Cento domande a Dante e cento risposte” è un’opera di divulgazione sulla Divina Commedia. Gibertini ed io abbiamo immaginato di intervistare Dante, ponendogli 100 questioni di ogni tipo, da “i soldi danno la felicità?” a “qual è il metodo migliore per educare un figlio?”. Per evitare l’effetto da Armata Brancaleone, Dante ci ha risposto in un italiano moderno, mostrando di conoscere molto bene i vizi e le virtù della nostra epoca. I secoli lo hanno reso forse più docile, ma non per questo il Poeta ha perso quel suo carattere da toscanaccio. Quando ad esempio gli abbiamo chiesto: “se Dio non fa la media, perché la fanno gli insegnanti?”; lui ci ha guardato un po’ piccato e si è messo a raccontare del suo incontro con Manfredi. Nonostante il figlio di Federico II fosse un gran peccatore, Dio lo ha perdonato, senza star lì con la calcolatrice a far la media tra azioni buone e azioni cattive. Che aspettano dunque gli insegnanti a fare altrettanto con i loro studenti?
Invece alla domanda: “com’è la terra vista dallo spazio?”. Dante ha risposto con una storia romantica: stava ascendendo al cielo delle stelle fisse in compagnia di Beatrice, quando si è voltato verso il basso. Ha dato un ultimo sguardo alla Terra, quella per cui tanto ci scanniamo, causando guerre, morte e distruzioni, e da lassù il nostro pianeta gli è apparso per ciò che è realmente: una piccola aiuola, dal misero aspetto… a questo punto si è girato verso Beatrice rivolgendo “li occhi a li occhi belli” ed è passato oltre. Perché gli occhi di una donna valgono più del mondo intero!
Che altro dire? Se volete ascoltare qualche altra risposta di Dante, vi tocca comprare il nostro libro! Ah, quasi dimenticavo… ringrazio Don Pier Luigi che ci ha ospitato nella sua parrocchia, la commissione cultura di San Lino che ha organizzato la presentazione e soprattutto ringrazio Giorgio Gibertini con le sue meravigliose patate bollenti!
Paolo Velonà
Il libro è acquistabile online


