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Manuel, l’eroe normale: una storia vera contro la narrazione dell’uomo inutile

Manuel è un bel ragazzo, trentenne, fisico sportivo. Ama le moto, il mare, e Annalisa.

Nella vita fa il falegname, di quelli che costruiscono i mobili su misura: rende belle le case, i negozi, i posti dove altra gente passa e vive. Lì oggi resta ancora traccia delle sue mani.

Quelle mani un po’ screpolate dal lavoro, con le unghie corte corte che ogni tanto lui se le mangia, Manuel sabato scorso le ha usate per l’ultima volta.

Un’ultima volta che lascia il segno.

Era stato ad una cena tra amici con la sua fidanzata, a Trapani, usciti dal locale si stavano avviando insieme verso l’auto.

D’improvviso un’altra auto, insensatamente diretta contro di loro.

Nel momento in cui punta i fari su di lui, Manuel non si fa domande di cause e opportunità.

Fa quello che sente, quello che per istinto gli viene naturale.

Scansa con le mani la fidanzata, si mette tra lei e l’auto, e si prepara all’impatto.

Un impatto brutale, che lo porta in coma.

Il suo fisico e il suo cuore abituato a pompare forte lo tengono in vita per alcuni giorni. Ma Manuel non ce la fa, muore da eroe.

Perché racconto questa storia?

Perché ne abbiamo bisogno.

Di uomini come Manuel, di donne salvate da eroi come lui.

Perché ieri sera al cinema ho avuto la malaugurata idea di andare a vedere un film che si presentava come una storia d’amore, e invece era l’ennesima imbeccata sul genere maschile fallimentare, preso a corpo unico come un’unica solida massa di uomini incapaci, inadeguati, odiosi. Che non edificano ma distruggono, traditori stercoracei, uomini che hanno bisogno di essere salvati dalle donne da quando nascono, sennò di per sé sono e restano storti e inutili a vita.

Ecco.

Io di questa narrazione dell’uomo ne ho le sacche marce.

Sì, esistono uomini violenti, prepotenti, ignoranti come la fogna. E quando balzano alle cronache ne sentiamo parlare per mesi, per anni.

Ma esistono uomini come Manuel.

Che possono insegnare ai ragazzi che la vita si può donare, per amore agli altri, oltre qualsiasi limite ed egoismo.

Io voglio sentire parlare di Manuel, di quello che sognava e amava. Perché ne abbiamo bisogno.

Grazie Manuel.

Una preghiera per te, e chi ti ama.

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