Dalle Corsie del Niguarda allo Stadio San Siro per le Olimpiadi
Che non sarebbe stata una giornata normale, lo sospettavo. Anzi qui a Milano, lo sospettavamo un po’ tutti. Fin dal mattino, scuole chiuse per agevolare la sicurezza ed i trasporti della giornata in cui devono iniziare i giochi invernali olimpici Milano Cortina 2026. E alle 7:00 sembra di essere quasi quasi tornati ai tempi del lock down: strade libere, bimbi chiusi in casa, adulti in smart…Milano appare con il fiato sospeso ed aspetta qualcosa…aspetta di schiudersi al lusso di essere città virtuosa ancora una volta ma accogliente come non mai, aspetta di dichiarare il suo messaggio per il mondo, aspetta di avere gli occhi critici del mondo puntati addosso…ma non si fa aspettare tanto. Dopo una settimana di pioggia incessante, esce il sole e Milano esce allo scoperto.
Così a mezzogiorno arriva il gesto che nessuno sospettava ma che tutti desideravamo: i tedofori decidono di prepararsi non nel villaggio olimpico adibito anche a questo compito ma decidono di vestirsi per gli ultimi km da percorrere in ospedale, dentro il mio ospedale Niguarda. Poco dopo, belli, bianchi, sorridenti vengono sotto le finestre della Terapia Intensiva, loro sanno che li sono ancora ricoverati i ragazzi di Crans. Noi alla finestra appendiamo un cartello colorato per loro, giovani sportivi: forza, passione, coraggio, abbiamo scritto. Lo mettiamo in modo che lo leggano da fuori eppure quelle tre parole sono per i nostri giovani pazienti e per le loro famiglie. Allora il capo delegazione, lascia la fiamma e prende una lanterna. Bussa alle porte del reparto, la lanterna illumina senza bruciare, i ragazzi e le famiglie la accolgono. Noi sanitari anche. E’ pura magia: poche parole fatte, tanti sguardi ed è tutto qui…ti guardo, guardo le tue fatiche, onoro la tua forza, la tua passione, il tuo coraggio nel mistero della vita. Ed ogni giorno vengo a lavorare con te nel cuore.
Poi arriva pomeriggio e la frenesia si accende. Finisco un turno lungo fino alle 18, corro a prendere i mezzi pubblici. La metropolitana è gremita dello staff che negli ultimi 63 giorni ha scortato la fiaccola in tanti borghi italiani per accendere speranza, progetti, sogni. Riesco ad entrare nello stadio pochi minuti prima dell’inizio, inizialmente sono stranita: non devo lavorare tra le fila dei sanitari per il soccorso ma devo trovare il mio posto come invitata di Niguarda.
Poi lo spettacolo inizia e ti fa capire subito che non si scherza: tanta musica, tanta danza, tanta eleganza. Una immagine di Armani chiarisce che lo stile a Milano è di casa. La prima parola che si illumina sul maxi schermo è Armonia. I cuori si sciolgono, le lacrime compaiono: è una epifania, un po’ come se tutti avessimo capito all’unisono cosa manca in noi e sulla terra…l’armonia…cioè l’equilibrio tra la testa ed il cuore, tra gli sforzi e la quiete, tra le luci e le ombre, tra noi umani con i nostri spigoli, tra noi paesi differenti ed a volte aggressivi.
Si continua con la voce di Mariah Carey che canta in italiano, Laura Pausini che delizia con un inno nazionale da urlo, Bocelli che fa vibrare ognuno dei presenti sulle note di Nessun dorma, Ghali che canta una celebre poesia di Gianni Rodari per arrivare a dire che “ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: ad esempio la guerra”. Ed allora i figuranti ballano di nuovo, sempre elegantissimi e terminano a terra disegnando non gli iconici 5 cerchi ma una colomba con la scritta dietro PACE.
C’è tempo anche per i discorsi: il presidente Malagò punta sulla forza dei giochi diffusi e sottolinea con autentico orgoglio patriottico, quanto sia bello fare cose belle in un paese bello come l’italia. “La bellezza è una energia” che spinge a custodire il fuoco della tradizione con l’orizzonte dei progetti futuri. Già futuristico è stato organizzare giochi sparsi su tre regioni, risparmiando soldi e creando legacy cioè beni che restino. Poi è il turno di Kirsty Coventry che mantiene la linea di chi lo ha preceduto. Infine entra in campo Charlize Theron ed il suo breve discorso è tutto contro la guerra.
Le delegazioni sportive sfilano in contemporanea a Milano, a Livigno ed a Cortina: tutto è perfettamente orchestrato. Tanti applausi per l’Ucraina, qualche fischio per Israele.
Poi il colpo di genio: un antico tram arriva a San Siro ed a bordo ci sono dei bimbi che rischiano di perdere un pupazzo mascotte dei giochi ed un anziano signore dal sorriso rassicurante. Dopo aver raccolto e salvato il pupazzo ai bimbi, il signore dai capelli bianchi è il presidente della Repubblica Italina Sergio Mattarella che saluta l’autista del tram Valentino Rossi e scende a San Siro. Entra nello stadio in mezzo ad un applauso fragoroso e spontaneo. Lui è vero baluardo. Altro che rischio ICE. I giochi vengono aperti ufficialmente.
Poi arriva una grande protagonista della serata: la bandiera olimpica portata da personaggi che si sono distinti nell’ultimo periodo soprattutto per aver dato rifugio politico a bimbi scappati da zone di guerra.
E verso la fine: la fiaccola che illumina tutto lo stadio. Gli ultimi tedofori sono Tomba-Compagnoni a Milano, Goggia a Cortina. Si accendono due bracieri enormi che ricordano una stella e lo stadio esplode di nuovo. Gli atleti subito dopo giurano di fare uno sport pulito, senza doping e senza scorrettezze perché i valori olimpici sono rispetto, eccellenza, amicizia.
Ancora danza e luci che diffondono l’idea che da domani tutto sia possibile, soprattutto andare d’accordo attraverso lo sport che può rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere.
Da Milano è tutto.



