Io ci vedo la cura nella caduta
Serata di tensione al Forum di Assago quella di venerdì 20 febbraio: noi sanitari siamo più tesi e più concentrati del solito, va in scena lo short track che tra le specialità del pattinaggio su ghiaccio è la più pericolosa e la più temuta…è un attimo cadere da una lama sottile 9 millimetri e ritrovarti a tu per tu con la lama di un avversario mentre percorri un rettilineo a 60 km orari.
Ad aumentare la tensione, la posta in gioco: finale femminile 1500 metri con le nostre attesissime Fontana a Sighel più finale staffetta uomini 5000 metri con gli azzurri lanciati al podio. A scaldare l’aria, già calda, qualche battuta acida prima di partire…ma al ready del giudice c’è solo silenzio.
Nella semifinale femminile ci si gioca l’accesso alla finale e ci sono due sportive famose per spingere e “combinare guai”, i ritmi sono serrati, i centimetri che dividono i corpi sono pochi…troppo pochi…e così la bellissima atleta polacca Kamila Sellier cade in curva a oltre 40 km orari, forse impatta sulla lama dell’americana che la precede, poi sul dorso inizia a scivolare…nella sua caduta trascina giù la nostra Arianna Fontana che non si taglia ma sbatte contro un ghiaccio durissimo riportando contusioni varie. Kamila ha la peggio, le inquadrature seppur veloci e discrete, mostrano subito sangue dal viso. Arrivano i soccorsi sul ghiaccio, si tira un telo: trauma sul viso, sangue dallo zigomo, barella e medical station poi Niguarda.
Nel frattempo Arianna, forse più scossa che dolorante, si reca dal suo team, si sdraia, sembra arrendersi, si fa massaggiare il dorso ed il suo fisioterapista lo fa davanti alle telecamere come mille volte noi genitori abbiamo massaggiato le sbucciature dei nostri bimbi, senza crema, senza disinfettante. Perché in quel messaggio, non si liberano solo endorfine ma si liberano soprattutto empatia, cura, vicinanza, calore.
Il resto è cronaca sportiva: Kamila va in ospedale, Ariannna in finale ma è acciaccata, finisce quinta…già bravissima a riuscire a finire.
Ecco in tutta questa vicenda c’è un fotogramma che mi ha colpito: Arianna nell’adrenalina della corsa, nello shock della caduta, nella forza della preservazione sembra voler mettere le mani su Kamila a dirle “ti proteggo io e limito i danni”. Kamila ha già una maschera di terrore al posto del volto. Arianna invece sembra avere l’espressione della caregiver che dice “non sono arrabbiata con te, piuttosto sono con te”.
Non credo che ci sia anche solo un giornalista sportivo disposto a dividere con me questa interpretazione ed ancora non abbiamo le versioni ufficiali delle protagoniste ma nel mio mondo le mani di qualcuno poggiate sul corpo di qualcun altro, nel suo momento peggiore, hanno solo un significato: io non ti mollo, neppure nella peggiore delle tue cadute.
Che sia stato istinto o che sia stato calcolo, a me ha colpito. Grazie Arianna


