editorialifamiglia

La Speranza dei figli di mamma

Vinciamo credendoci, alla fine.

Vince uno che dedica la sua vittoria alla famiglia e a suo padre che sta in cielo.

Sal che al collo porta il rosario ma nascosto.

Non lo diciamo troppo forte, che il rosario la gente lo porta ancora, perché poi fa strano.

Non lo diciamo forte che c’è gente che crede ancora a un cielo che non è vuoto.

Poi però vince anche un ragazzo di 26 anni, che in finale quando canta va a prendersi la sua mamma e se la porta sul palco. E se la abbraccia e se la bacia che alla fine capisci che questo tu mi piaci tanto di cui parla parte proprio da lì, da quella donna là.

Sayf che dobbiamo ancora capire bene come si pronuncia, ma abbiamo capito bene che la sua canzone è un grido leggero.

Di una generazione di ragazzi che cerca disperatamente di credere a una pace possibile, a un andare insieme mano nella mano. Tutti figli di mamma.

Poi però si guarda dalla finestra. Si guardano i reel da Dubai.

E come fai a crederci ancora, non lo sai più.

Alla fine di queste vittorie mi resta la speranza.

Che esistano ragazzi che chiedono solo pace, e adulti coerenti.

Che esistano adulti che alla fine fanno quello in cui credono.

Che esista ancora la possibilità di pregare insieme.

Perché una madre con un passeggino e un’arma appesa al collo, rifugiata da qualche parte nel parcheggio sotterraneo di un palazzo, non è pace per nessuno.

E così tra una canzone e un TG ci prepariamo alle prossime notizie terrificanti, l’animo già con un piede nel panico.

Ma a noi il panico non serve. Serve la speranza dei figli di Mamma.

Serve un rosario, e le ginocchia a terra.

Per chi ci crede, che sia preghiera sul serio. Che la pace parta da noi per primi. Dai nostri commenti, dalle nostre risposte, dai nostri cuori.

Per chi non crede, la preghiera non contiene effetti collaterali.

Al massimo finisce che piace.

Buona preghiera a tutti.

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