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Il coraggio del mentre

C’è una verità che spesso dimentichiamo.

Che l’esistenza non ci chiede di essere perfetti, pronti, interi o guariti. Ci chiede solo di continuare ad andare avanti.

Il movimento è la forma più antica di coraggio.

Non quello dei grandi gesti o quello che si vede da lontano. Ma quello silenzioso, quotidiano, ed ostinato, di chi cammina anche quando non sa dove sta andando. Di chi cammina anche quando cammina da solo. Di chi cammina anche quando ha paura.

Siamo esseri in transito. Sempre tra ciò che eravamo e ciò che non siamo ancora. E in quello spazio sospeso, spesso, ci blocchiamo, aspettando che la solitudine passi, che la paura si dissolva, che qualcuno ci dica che è il momento giusto. Ma quel momento non arriva mai dall’esterno. Arriva solo quando decidiamo di muoverci nonostante.

Nonostante la solitudine. Nonostante la paura. Nonostante tutto. Soli, a volte. Spaventati, altre.

Stringendo qualcosa, un ricordo, una speranza, o un frammento di noi stessi, pur di non fermarci. E in quel gesto c’è più dignità di quanta pensiamo. Perché non serve essere interi per andare avanti. Basta essere in movimento.

Il senso non precede il cammino. Viene dopo. Sempre dopo. Si costruisce passo dopo passo, nel mentre, nel durante, nel nonostante.

Non ci serve sapere la destinazione. Non ci serve smettere di avere paura. Ci serve solo non smettere di muoverci.

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