Dante, il poeta di tutti
È arrivato il Dantedì e come ogni Dantedì noi del Centuplo – mi permetto di usare il “noi”, perché il Centuplo è una grande famiglia – vogliamo festeggiare con il sorriso sulle labbra, condividendo con i lettori qualche breve riflessione. Dante è da sempre il poeta di tutti: guelfi, ghibellini, platonici, aristotelici, romantici, illuministi, risorgimentali, antirisorgimentali, federalisti e unitaristi. Tanto per dirne una c’è stata un’epoca – per fortuna lontana – in cui perfino le massonerie vollero appropriarsi del “nostro” poeta, intravedendo tra le sue terzine chissà quali misteriose allusioni simboliche a favore della dea Ragione.
Dante è il poeta di tutti, perché la poesia – quella grande – parla a tutti e con ognuno di noi stabilisce un rapporto unico, speciale ed irripetibile. In fondo anche noi del Centuplo non facciamo eccezione; perché avremmo dovuto? E quando raccontiamo il bello della vita quotidiana, ci sembra di farlo con la benedizione del “nostro” vate. Siamo convinti, infatti, che la Divina Commedia sia prima di ogni altra cosa un cammino di speranza… e ora fatemi un po’ fare il Gibertini! Forse non lo sapete, ma quando il mitico direttore e io andiamo in giro per conferenze a presentare il libro: “Dante, cento domande e cento risposte”; arriva sempre un momento in cui lui ribadisce un concetto… che ora io gli rubo! E il concetto è questo: “il viaggio di Dante si apre idealmente con la porta dell’Inferno su cui c’è scritto: lasciate ogne speranza, voi ch’intrate; e si conclude con la preghiera alla Vergine, in cui Dante per definire Maria usa questa splendida metafora: tu di speranza sei fontana vivace.”
Cogliamo dunque l’occasione di questo Dantedì per farci tutti insieme un augurio. Quello di riprendere in mano la Divina Commedia e di leggere e rileggere il testo del grande poeta… intraprendendo con lui un cammino di redenzione e di speranza che ci aiuti a superare tutte le meschinità che ci circondano e di cui noi stessi ci macchiamo, facendoci invischiare nelle negatività del peccato. Sorridiamo, respiriamo profondamente, guardiamoci intorno, sentiamo la fontana vivace della vita che scorre in noi e negli altri e tentiamo nel nostro piccolo di vivere un anticipo del Paradiso qui in terra. Certo che è possibile! Che Paradiso sarebbe se fosse lontano, irraggiungibile e aperto solo a pochi fortunati?


