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Se c’è stata speranza per Giuda ce ne sarà pure per noi.

“È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò.”

Lasciamo stare che ha appena lavato i piedi a tutti e 12 gli apostoli, compreso Giuda.

Lasciamo stare che lavare i piedi era cosa da servi, da schiavi, e Lui insegna con quel gesto la misura debordante del servire per amore.

Consideriamo un attimo che Giovanni, il discepolo accorto, quello sempre vicino nei momenti clou, è proprio lui a chinarsi sul sul petto, e poi a raccontarci con la sua penna e nel suo Vangelo quello che è accaduto in quei minuti di 2000 anni fa: Giovanni scrive la risposta che sente da Gesù, quello che Lui fa subito dopo col boccone intinto, quello che dice a Giuda.

Consideriamo per un attimo che tutto questo sia tremendamente vero (non una ricostruzione, una trama posticcia, una sceneggiatura giusto per darci un’idea. No. Vero).

Allora.

Ma guarda che mitezza.

Ma guarda che capacità di amare assurda.

C’è una gran buona notizia in questo, per me è per te.

Voglio dire.

Se le cose stanno così, se Gesù è stato capace di un gesto così amorevole e semplice, non è per stoltezza. Per ingenuità, per piacioneria, perché love is love.

Lui sa. Vede tutto, e chiaro.

Sa il male che ha davanti e che lo condannerà a ore di dolore. Anzi già fa male.

Un amico che tradisce, che male atroce.

Eppure, disarmato, sapendo già di essere odiato e respinto, offre il gesto della mitezza, dell’accudimento.

Questo Gesù non è un debole, per niente.

È virile di una forza che supera il titanio.

Lui sa amare lasciando Giuda libero di tradirlo.

Lo ama lo stesso, gli offre speranza di salvezza lo stesso.

E Giuda, in piena libertà, rifiuta tutto: amore, salvezza, speranza.

Sceglie il male, che porta la disperazione.

E allora se c’è stata speranza per Giuda, ce ne sarà pure per noi.

Quel boccone che salva, sta a noi scegliere se mangiarlo con disprezzo, o accoglierlo chiedendo un abbraccio.

E il perdono.

Perché la disperazione, il dolore, la sofferenza non abbiano l’ultima parola.

Ma l’ultima parola ce l’abbia l’amore, quello che dà la vita.

E poi il terzo giorno risorge.

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