Il senso della Pasqua per una buddhista
È da tempo che cerco assonanze e stonature fra le diverse filosofie e religioni che da sempre attraversano la storia dell’Umanità.
Mi piace nella filosofia quell’aspetto che aiuta l’essere umano a conoscerSi, e soprattutto, mi piace trovare il filo rosso che unisce tutte le religioni, quello stesso punto di arrivo che annulla divisioni e muri.
Abbiamo appena attraversato la Settimana Santa che rappresenta, nel calendario cristiano, il momento più intenso e significativo dell’anno liturgico.
Nella mia vita la Pasqua non riveste un aspetto religioso, nemmeno filosofico, apre un interessante e particolare spazio spirituale. Questo periodo che coincide con il risveglio della natura, con il verde sempre più verde, con le nuvole che mi sfiorano, custodisce valori universali che parlano alla profondità dell’esperienza umana, al di là dell’appartenenza religiosa.
È innanzitutto un tempo di silenzio e introspezione, in cui siamo invitate e invitati a guardare dentro noi stessi, a riconoscere le nostre fragilità e a riscoprire la forza del saperci riconciliare, con noi stessi e con gli altri.
Si parla di compassione, Karuna in sanscrito, cioè quell’attitudine a vedere nel dolore degli altri, il riflesso del nostro e a vedere l’altro da me, come me.
Ci insegna a non cercare un nemico per sentirci nel giusto, ci aiuta a non arrenderci a questo mondo di guerra e ci aiuta a ricontattare la nostra umanità.
Il termine speranza (che sostituisco con fiducia) è infine il motore per vedere in questo tempo di buio globale una luce di vita e rinascita.
Ecco allora che una donna che ha preso rifugio diventando buddhista e che è stata battezzata come cristiana, celebra il tempo della Pasqua con gioia, apertura alla vita e fiducia nella possibilità del cambiamento.
Un cambiamento che parte dal volgere la nostra mente alla pace e alla consapevolezza profonda.
Buona rinascita, Buona Pasqua qualunque cosa voglia dire per Te.


