buongiorgio

Il centuplo della bellezza: perché Romics non è solo una fiera ma un viaggio dentro di noi

Ci sono luoghi che non visiti, ma che abiti. Anche solo per un giorno, anche solo per poche ore. Luoghi dove l’aria sa di inchiostro fresco, di cotone appena stirato per un cosplay, di plastica vintage dei vecchi anime e di pixel ancora caldi. Romics è uno di questi luoghi. E io ci sono stato, ancora una volta.

Dirlo così, “ci sono stato”, sembra quasi banale. Come dire “sono andato al mare” o “ho preso un caffè”. Ma non lo è. Perché entrare ai padiglioni di Fiera Roma durante la 36ª edizione è stato come varcare il portale di un’altra dimensione. Quella dimensione dove Peter Parker può incrociare Goku, dove una matita di Sara Pichelli vale più di qualsiasi fotografia e dove un bambino di oggi e un adulto di ieri riescono a emozionarsi davanti allo stesso disegno.

E lì, camminando tra i 70.000 mq di esposizione, ho capito cosa intendi quando parli di “bellezza in perfetto stile ilcentuplo”.

Non è la bellezza statica, quella da museo. È la bellezza che si moltiplica, che si condivide, che rende il centuplo. Perché a Romics ogni sguardo, ogni fumetto sfogliato, ogni chiacchiera in coda per un autografo diventa qualcosa di più grande. La bellezza di vedere Zerocalcare raccontare Roma, quella di ascoltare le note di Giorgio Vanni che sanno di infanzia, quella di perdersi tra le tavole di Lorenzo Mattotti e ritrovarsi un po’ più ricchi dentro.

Ho visto ragazzi e ragazze con le valigie piene di sogni (e di action figure) fermarsi davanti a un’illustrazione di Cassandra Calin e ridere di gusto. Ho visto professionisti del doppiaggio ricevere standing ovation per aver prestato la voce ai nostri eroi. Ho visto il Romics Cosplay Award e ho pensato che quella non è solo una gara: è la forma più alta di amore per un personaggio, è diventare bellezza per un giorno.

E poi i videogiochi. L’area gaming era un formicaio felice: chi sfidava gli amici a King of the Pitch, chi facecia il meet & greet con i propri creator del cuore. Perché il “centuplo” è anche questo: prendere un momento di gioco solitario e trasformarlo in un abbraccio collettivo.

Romics, nella sua 36ª edizione, mi ha ricordato una cosa semplice ma potente: l’immaginario non è una fuga dalla realtà, è un modo per renderla più sopportabile, più giusta, più bella. È il centuplo della noia, della solitudine, del grigio quotidiano.

Ecco, se dovessi riassumere la mia giornata a Romics in una parola, non direi “fiera”, “evento” o “manifestazione”. Direi gratitudine. Gratitudine per chi quei sogni li disegna, li scrive, li doppia, li programma. E gratitudine per chi, come me e come te, sceglie di crederci ancora.

Alla prossima edizione, quella di ottobre. Per moltiplicare ancora la bellezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *