editoriali

Presi in braccio dal Cielo: tra la gioia di Rocco e il silenzio per Maria Luce

Da una parte c’è Rocco, che l’11 maggio tornerà a casa sua.

Rocco, 12 anni, che sei mesi fa ne aveva 11.

A ottobre scorso era a Roma con la sua famiglia, partiti da Cosenza per festeggiare la laurea dello zio. Quella mattina si è sporto troppo dal balcone della casa vacanze, voleva salutare la sorellina, così è caduto dal quarto piano. Come abbia fatto non se lo sa spiegare nemmeno ora, non lo ricorda.

Quello che ricorda bene, e racconta ai suoi genitori, è la presenza di un bambino fortissimo che lo ha preso in braccio mentre cadeva.

Che poi, nemmeno la polizia che ha svolto le indagini si è saputa spiegare come abbia fatto Rocco a cadere non verticalmente ma obliquo rispetto al punto di caduta, finendo proprio sul furgone delle consegne parcheggiato lì sotto in quel momento, che ha attutito l’urto.

La caduta sull’asfalto sarebbe stata devastante.

E ora lui, che dopo il coma secondo tutti i pronostici iniziali doveva rimanere un vegetale nella migliore delle ipotesi, invece sta facendo fisioterapia per aiutare i tendini della parte destra del suo corpo. E poi studia, parla, mangia, gioca. Al punto da essere pronto per tornare a casa. Dai suoi due fratellini, con i suoi genitori.

Scoprirà il futuro che lo aspetta, quello per cui la vita gli è stata salvata.

Dall’altra parte c’è Maria Luce. Che ha appena sei anni, un nome bellissimo, ed è l’unica sopravvissuta di un gesto disperato.

La sua mamma e i suoi fratellini sono nel posto dove la verità è chiara, ma noi da quaggiù fatichiamo a capire.

Fatichiamo molto a capire perché quel volo dal terzo piano.

Fatichiamo a capire come aiutare le madri in questo tempo dove tutti arrivano tardi, a tragedia compiuta. Un tempo che molla indietro tutti quelli che non possono correre come il mondo vorrebbe.

Fatichiamo a capire il cielo, Dio, perché Maria Luce sì, mentre Nicola e Giuseppe e la loro mamma no.

Maria Luce però c’è, anche se non sappiamo spiegarcela.

Solo che a noi non tocca capire sempre tutto, e nemmeno come funziona il cielo. Che è troppo infinito per i nostri piccoli piani formato A4.

Pregare però, quello sì. Possiamo farlo.

Per Maria Luce, i medici, Anna, Nicola, Giuseppe. E Rocco.

Forza.

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