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Marianna Farnararo De Fusco per il Decennale, con Attilio Pepe

LA MATERNITA’ DI MARIANNA FARNARARO -DE FUSCO
“MADRE DEGLI ULTIMI IN TERRA DI FEDE”

Buonasera a tutti, sono veramente contento di essere qui, a Nomadelfia, in questa bellissima casa di spiritualità, per il decennale de “IL CENTUPLO”, e per ricordare la straordinaria figura di “MAMMA IRENE”.
Da Pompei, porto la testimonianza di una grande donna e madre vissuta tra la fine dell’800 e i primi decenni del secolo scorso.
Molti di voi conoscono il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei e le annesse opere di carità. Ad esso collegato è la figura di San Bartolo Longo.
Però non tutti sanno, che dietro questa grandiosa opera di Fede e di carità, ed accanto a San Bartolo Longo c’era un’altra grande figura, una donna…una contessa… il suo nome è Marianna Farnararo -de Fusco, la consorte di San Bartolo Longo, sua inseparabile compagna di missione. Nacque a Monopoli, Bari, il 13 dicembre 1836 e morì a Pompei il 9 febbraio 1924.

L’amore materno di questa nobile donna è stato immenso e rivoluzionario perché ha saputo trasformare la sua esistenza di donna privilegiata a madre degli orfani.

Insieme a San Bartolo Longo, Marianna non si limitò a fondare solo un Santuario, universale faro di spiritualità, ma nel 1887 aprì l’orfanotrofio per accogliere le orfane e gli orfani abbandonati, le figlie dei carcerati e quanti provenivano dai più diversi e difficili contesti sociali e familiari di quel tempo.
La sua fu una maternità “viscerale”, perché accolse con amore materno i “figli e le figlie dei carcerati”, etichettati dai pregiudizi del tempo come degli scarti! Per molti erano figli di nessuno, ma per lei e San Bartolo Longo, erano figli di Dio.
Marianna li amò come figli propri, offrendo loro non solo un tetto, ma dignità, musica, mestieri, cultura, con la netta convinzione che l’amore materno potesse spezzare la catena del pregiudizio e lo dimostrò diventando da nobile contessa a serva degli ultimi
Marianna è stato un esempio vivente di “Maternità Sociale”, ci ha insegnato che si può generare vita attraverso l’accoglienza. Oggi, le Opere Caritative di Pompei continuano a operare seguendo il suo stile e il suo carisma: unire l’efficienza organizzativa a una tenerezza concreta.
Ha lasciato in eredità l’idea di un riscatto della dignità, attraverso l’istruzione, l’arte e la musica. E questa sua straordinaria e lungimirante visione pedagogica è ancora oggi il cuore delle istituzioni pompeiane.
Nel 1897 insieme al consorte hanno fondato la Congregazione delle Domenicane Figlie del Santo Rosario che ancora oggi, in Italia e nel mondo, portano avanti il suo carisma materno, prendendosi cura dell’infanzia e della gioventù in difficoltà.
Lei e San Bartolo Longo rappresentano un autentico modello di santità laicale di coppia estremamente moderno, Hanno trasformato la loro unione in una missione talmente “ALTA” che è andata oltre la loro stessa vita.

Ma nella Maternità di Marianna de Fusco c’è una “Santità” vissuta nel quotidiano, vera e concreta, una maternità che trova radice nella sua granitica Fede ed incomparabile generosità attraverso una gestione etica e caritativa dei suoi beni. Fu una stratega finanziaria e operativa della Nuova Pompei. Ebbe un protagonismo femminile che annientò le convinzioni maschiliste di quel tempo in cui le donne venivano relegate a ruoli marginali. Ella è l’esempio di una donna che, con grazia ma estrema fermezza, ha guidato un progetto monumentale universalmente conosciuto.
L’eredità di “madre” lasciata da Marianna Farnararo -de Fusco non è fatta di testamenti, ma di una metodologia d’amore che ha trasformato il volto di una terra e di migliaia di vite. La sua eredità più grande è stata trasformare Pompei da “valle abbandonata” in una “città della Fede e della carità”, dove ogni bambino senza genitori poteva trovare in lei una madre e nel santuario da lei fondato una casa.
In questi ultimi tempi, la figura di Marianna emerge finalmente come una figura autonoma e luminosa: una donna che ha saputo coniugare il Rosario tra le mani con la necessità di provvedere al pane per gli ultimi.
E il libro “Una vita da santa” che a lei ho voluto dedicare, hanno finalmente reso giustizia a questa “contessa dei poveri”, a questa “Madre degli ultimi in terra di Fede”, portandola fuori dall’oblio e consegnandola come esempio vivo a chiunque voglia lasciare un segno concreto nel mondo.

Grazie a tutti

Attilio Pepe

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