Il ‘Grande Andrea’ di Sinner e la felicità di chi non aveva nulla da perdere
Il risultato dice 6-2 6-3, ma i numeri spesso sono schermi opachi che non lasciano intravedere il cuore delle cose. A rete, tra il rosso della terra e l’azzurro del cielo di Roma, Andrea Pellegrino, oggi dopo la sconfitta, ha guardato Jannik Sinner negli occhi e gli ha sussurrato: “Sono contento”.
La conferma di un mantra che Andrea si portava dentro da giorni, quando già confidava: “Sono veramente contento di quello che sto facendo, del livello che sto esprimendo e di tutto quello che mi sta accadendo”. Quel sussurro finale a Jannik non sembra essere la consolazione per la sconfitta, ma il sigillo su una promessa mantenuta a se stesso.
Questo ragazzo di Bisceglie, 29 anni e una vita passata a rincorrere il tennis vero, è partito dal buio delle qualificazioni per prendersi la luce degli ottavi. Ha battuto Gaston, Landaluce, Nardi e Tiafoe. E oggi, contro Sinner, ha fatto vacillare le certezze del copione. Dopo un primo set rapido, Pellegrino ha cambiato marcia: ha saputo dettare il ritmo, ha imposto le sue scelte, ha trasformato la passeggiata di Sinner in una salita ripidissima. Jannik è apparso un po’ innervosito, ha dovuto lottare su ogni palla, sentendo addosso la pressione di chi non aveva nulla da perdere e tutto da dimostrare.
Il gesto finale di Sinner, quel “Grande Andrea” scritto sulla telecamera, è l’omaggio sincero di chi riconosce la nobiltà nella fatica. È il rispetto che si deve a chi ha fatto tanta gavetta nei campi deserti dei Challenger, dove i riflettori non arrivano mai e il rumore della pallina è l’unica compagnia. Il rispetto di chi ha saputo trasformare un lavoro silenzioso, fatto di borse caricate in spalla e sogni tenuti stretti sotto i denti, in una realtà splendente.
Perché quel “sono contento” ha il sapore del Sud. Una terra che sa aspettare e che conosce il peso del sacrificio lontano dai riflettori. Pellegrino ha portato sul Centrale la dignità di chi viene da lontano e sa che la bellezza è fatta di colpi conquistati. Non ha abbassato la testa davanti al migliore Andrea; l’ha tenuta alta per guardare in faccia la propria felicità.
Grazie, Andrea. Il Sud ha aspettato, e oggi, attraverso i tuoi occhi, ha visto quanto è bello il panorama dalla cima. Questa favola non finisce oggi.


