editoriali

Le gambe della speranza: la seconda vita di Davide

La notte del 12 ottobre scorso Davide è un ragazzo qualunque che si trova a Milano per studiare alla Bocconi.

Un 22enne di origini siciliane solare come la sua terra, generoso per vocazione, appassionato per la scrittura, in movimento da sempre tra ginnastica basket ballo corsa.

Un ragazzo di quelli con la vita buona che gli esce dai pori e se la assorbe tutto attorno.

Solo che quella notte incrocia 5 giovanissimi. Diversissimi da lui. Per una scusa o no, quelli lo mettono a terra e gli fanno del male. Troppo male, come se Davide fosse un niente su cui sfogare il vuoto insopportabile che tengono dentro.

Così lui arriva in ospedale più di là che di qua con le arterie quasi vuote, una lesione midollare, e inizia la seconda parte della sua vita.

Affatto scontata.

Però questa seconda parte è davvero tosta.

E comincia con la paura, col risveglio in intensiva, il corpo che grida dolore ma non risponde più ai comandi, un ventiduenne che desidera solo sua madre mentre gli operatori attorno fanno di tutto per salvargli la vita.

Poi passano i giorni, e Davide comincia a capire.

A chiedersi se potrà camminare mai più, lui che scalava alberi e faceva capriole in aria.

Comincia anche a chiedersi il perché di tutta questa storia capitata proprio a lui.

Sa chi gli ha fatto del male: 5 ragazzini arrabbiati col mondo. Sa la frustrazione di una vita giovane che non si sente capita, e arriva a fare cose irreversibili senza senso apparente.

Davide potrebbe odiare tanto quei ragazzi. Invece no.

Preferisce augurare un bene possibile anche per loro, se ci credessero davvero.

E lui ci crede, che quei ragazzi possano salvarsi.

Davide che oggi sceglie di investire ogni cellula del suo corpo nella speranza.

Che non s’arrende nonostante le giornate fatte di tubi di drenaggio e medicazioni e pillole e contrazioni involontarie.

Con le gambe che riprendono a muoversi, piano, per questo suo amore folle per la vita.

Davide che ringrazia tutti, da Dio alle signore delle pulizie. Tutti.

Davide che di secondo nome fa Simone. Che vuol dire “Dio ha ascoltato”.

Buona vita Davide bellissimo.

Che Dio ascolti sempre la speranza che ti abita forte.

Lisa Zuccarini

P.s. il link alla lettera scritta da Davide, pubblicata su Avvenire. Da leggere con gratitudine assoluta

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