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La regola di Michael Jackson: cinque libri per cinque giocattoli

Michael Jackson aveva un parco giochi in giardino con giostre, zoo e cinema privato, dentro quei 1.100 ettari (oltre 1.500 di calcio tutti insieme) di California che si chiamavano Neverland. Il posto che aveva costruito come rifugio dal mondo, come isola dove il tempo si fermava, dove i bambini malati venivano ospitati gratis perché potessero vivere almeno un giorno senza pensieri.

Eppure i suoi figli dovevano guadagnarselo.

La figlia Paris Jackson lo ha raccontato più volte:

“Mio padre era bravo a farci sentire istruiti. Anche da piccoli si trattava di meritarsi le cose. Se volevamo cinque giocattoli da Toys ‘R’ Us, dovevamo leggere cinque libri. E non bastava averli sfogliati, perché lui poi ti interrogava.”

L’uomo più famoso del mondo, quello che dentro Neverland aveva costruito il paradiso dei bambini, dove dentro c’era ogni tipo di giocattolo, aveva deciso che quei giocattoli se li dovevano guadagnare.

Voleva che capissero che i risultati richiedono impegno, che la conoscenza non è un peso ma uno strumento e che la disciplina e l’autonomia non si comprano, si costruiscono giorno per giorno. Paris da adulta lo ha riconosciuto chiaramente: quella regola non riguardava i giocattoli ma chi sarebbero diventati.

Oggi i bambini hanno in mano un rettangolo di vetro da quando sanno camminare. Lo schermo dà tutto, subito, senza sforzo e senza pausa, e loro consumano, scorrono, dimenticano, senza che nessuno chieda loro di meritarsi qualcosa, senza che nessuno li interroghi su niente. Non è colpa loro, sia chiaro. È colpa di noi adulti che abbiamo confuso il tenere un bambino occupato con il tenerlo al sicuro.

Michael Jackson, con tutta la complessità della sua vita, con tutto quello che i suoi detrattori dicono su di lui, aveva capito una cosa semplice e antica. Che un bambino a cui dai tutto senza chiedere niente non cresce davvero. I libri non erano una punizione, erano il rispetto più grande che un padre potesse mostrare a un figlio:

“Sei capace. Dimostralo.”

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