Travolta: 72 anni, una Palma, un béret e l’oblio della stupidità
Ha ricevuto una Palma d’Oro onoraria al Festival di Cannes qualche giorno fa, a 72 anni ha presentato il suo primo film da regista, una piccola favola personale sugli aerei dal titolo “Volo notturno per Los Angeles”, e si è commosso sul palco dicendo che valeva più di un Oscar.
Eppure il giorno dopo quasi nessuno ha parlato del cinema o della carriera di John Travolta, ma il dibattito pubblico si è concentrato sul suo aspetto fisico: il basco (béret), la barba geometrica ed i presunti ritocchi estetici. In poche ore, un’icona globale è stata ridotta a un meme vivente.
Eccolo ancora una volta il meccanismo degli haters, nella sua forma più pura. Non serve capire o approfondire. Basta vedere qualcosa fuori dagli schemi per demolire un mito e trascinarlo nel fango della mediocrità comune.
A questo si aggiunge un’aspettativa sociale tossica legata all’età. Un uomo di 72 anni con un cappello insolito diventa automaticamente ridicolo, patetico, o in crisi d’identità. L’idea che potesse avere una ragione o che fosse un gesto consapevole non è stata nemmeno considerata. E qui sta il problema più largo. Non il cappello, quanto l’idea che invecchiare significhi sparire. Gli haters non stavano giudicando un look, stavano difendendo uno schema, quello per cui l’invecchiamento dovrebbe essere una progressiva rinuncia, ai colori, alle ambizioni, alla visibilità.
Poi Travolta ha spiegato la cosa con una semplicità disarmante. I grandi registi della vecchia scuola portavano il béret e gli occhiali. È andato a cercarsi le fotografie degli anni Venti, Trenta, Quaranta. Ha detto a sé stesso: sono un regista questa volta, vestiti da regista. E ha aggiunto che dopo cinquant’anni di cinema non riesce più a distinguere un evento dall’altro. Tutti i red carpet si somigliano. Allora ha pensato: questa volta voglio ricordarmela. Il béret diventa un segno. Quando guarderò le foto tra dieci anni saprò esattamente dove ero e cosa provavo.
Non si trattava un vezzo, ma di una memoria costruita in anticipo.
John Travolta, con la sua sensibilità ha compiuto un atto poetico. Il béret è il copricapo degli artisti da secoli, uno dei simboli più potenti, romantici e rivoluzionari della storia della cultura occidentale. Nato come copricapo umile, fu adottato dai maestri dell’Impressionismo francese, diventando l’emblema stesso della tradizione, della ribellione intellettuale e dell’identificazione artistica. Nel corso del Novecento è stato la firma visiva di giganti assoluti: lo portavano Picasso, Hemingway, Edith Piaf, Marlene Dietrich. Lo portavano i registi della Nouvelle Vague. È un simbolo di appartenenza a una tradizione, non un capriccio da anziano che non si rassegna.
Travolta lo sapeva, gli haters ovviamente no.
E quando tra dieci anni guarderà quelle foto, saprà esattamente chi era in quel momento. Gli haters invece non si ricordano nemmeno cosa hanno scritto il giorno prima.


