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«Mi ha donato il tempo»: la laureanda che dedica la tesi alla sorella che ha assistito la madre malata

«Il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto». Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

L’illusione, propria di una certa cultura illuministica, secondo cui la scienza e la tecnica ci avrebbero resi immuni dalla malattia e dal dolore, è stata smentita dalla realtà, che costringe tutti a fare i conti con la malattia e la sofferenza. Tutto ciò è inaccettabile per una cultura dominante che ha posto l’uomo come padrone assoluto della propria vita. Seguendo questa ideologia, la sofferenza e la malattia vengono considerate prive di senso. Da qui nasce la decisione di porre fine alla vita.

Ma, tornando alla citazione iniziale, la vita è un diritto inalienabile.

Il fallimento della cultura dominante è evidente anche nella quotidianità delle nostre famiglie, come dimostra il bellissimo gesto di una ragazza di Palmi, Benedetta Previtera, che ha dedicato la sua tesi alla sorella rimasta a casa ad accudire la madre affetta da Sclerosi laterale amiotrofica.

A 22 anni, neolaureata in Economia aziendale con 110 e lode, ha raggiunto un traguardo reso possibile grazie al sostegno della famiglia e, in particolare, della sorella Chiara che, assistendo la madre malata, le ha consentito di trasferirsi a Cosenza per proseguire gli studi.

Le ha dedicato la tesi con queste parole: «A mia sorella Chiara, per avermi donato il bene più prezioso che, a volte, la vita tende a negare: il tempo».

Anche mamma Rosa, attraverso il display di un puntatore oculare, si è congratulata con la figlia: «Grazie tesoro mio… siamo orgogliosi di te… non credevamo di vivere questo momento così bello».

Questo è un esempio concreto di quanto la cultura mortifera dello scarto si dimostri, ancora una volta, profondamente distante dalla realtà.

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