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La luce che non ha bisogno di occhi: Il Papa, Valentina e la Sagrada Familia

Questi giorni a Barcellona non sono stati solo cronaca, sono stati un’epifania luminosa che abbiamo avuto il privilegio di commentare ai microfoni di Radio Mater insieme a Padre Angel, sentendo nel profondo che non stavamo assistendo a un semplice evento, ma alla riaccensione di un faro.

Il viaggio apostolico del Papa in Spagna ci ha ricordato con forza che siamo fatti su misura per l’infinito e l’apice di questo percorso è avvenuto alla Sagrada Família, dove, in un momento di pura magia, la croce sommitale della Torre di Gesù Cristo è stata finalmente illuminata, squarciando la notte catalana sotto gli occhi di oltre centomila persone che, con le loro torce e i cellulari accesi, hanno trasformato la piazza in un mare di stelle vibranti.

È stato impossibile non commuoversi quando il Papa ha guardato quella croce attraverso gli occhi di Valentina, una bambina non vedente di dodici anni che, con una purezza disarmante, ha spiegato al Papa, ai Reali di Spagna e a tutti i presenti il segreto di Gaudí: i bracci della croce terminano in vetri a punta perché la luce deve uscire sotto forma di raggio.

Chi non vede, alle volte, vede molto di più, perché sa guardare oltre la materia, cogliendo l’intenzione di chi ha costruito quell’opera non per celebrare se stesso, ma per farci incontrare Dio.

Non so voi ma io mi guardo in loop questo video e mi commuovo, e piango, e prego, e respiro bellezza e gratitudine e poi riparto da capo. Non serve conoscere lo spagnolo, serve ascoltare col cuore. Guardatelo e poi riprendete a leggere il mio editoriale.

Questa luce non è nata ieri, ma ha radici profonde nella formazione di Antoni Gaudí, che tra i banchi degli Scolopi del Calasanzio imparò che la fede non è un concetto astratto, ma un modo di leggere il libro della natura, e proprio questo approccio ne fa un vero uomo da centuplo, un testimone assoluto di solocosebelle che sento il bisogno di studiare e approfondire ancora meglio, ricordando sempre quello che lui stesso diceva ovvero che “l’originalità consiste nel tornare alle origini”, che e che, in fondo, “nella Sagrada Família tutto è provvidenziale”.

Gaudí non costruiva edifici, pregava con la pietra e la sua genialità stava nel capire che la bellezza è un dono che deve essere accessibile a tutti: ecco perché, ancora oggi, chi cammina per Barcellona può scorgere la sua impronta gratuitamente – dai lampioni di Plaça Reial alla pergola dei Jardins del Palau de Pedralbes, fino al cancello di Casa Miralles e alla facciata di Casa Batllò. Gaudí voleva che la bellezza fosse il pane quotidiano del popolo, perché “una chiesa è l’unica cosa degna di rappresentare il sentire di un popolo”.

E mentre la torre si accendeva, ho seguito lo spettacolo dei droni che nel cielo componevano il volto di Gaudí, che guardava compiaciuto la sua opera illuminarsi; avrei voluto essere uno di quei droni per librarmi lassù e testimoniare da vicino quell’istante eterno.

E poi la scritta in cielo, sempre composta coi droni: ““Primer l’amor, després la tècnica” (“Prima l’amore, dopo la tecnica”).

Anche noi, che seguiamo questi eventi dagli schermi, siamo parte di quel mare di luce: quando accendiamo un pensiero di bene o condividiamo uno stupore, come facciamo ogni giorno da 10 anni qui su ilcentuplo, stiamo portando quella stessa luce a raggio di Gaudí nel mondo del web.

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