cultura

Ciliegie di Sant’Antonio: tra antocianine e miracoli d’inverno

Il ciliegio dolce Prunus avium e quello aspro Prunus cerasus vengono dall’area tra Mar Nero e Asia Minore. Li hanno addomesticati i Greci e diffusi i Romani, che li chiamavano cerasum da Cerasunte, città del Ponto dove Lucullo li “importò” a Roma nel 74 a.C. Da lì il nome in tutte le lingue: cherry, cerise, Kirsche.
Botanicamente è una drupa: nocciolo = seme, polpa = ovario ingrossato. Appartiene alle Rosaceae, sottofamiglia Amygdaloideae. Stessa famiglia di pesco, susino, mandorlo. Il fiore a 5 petali bianchi è il suo biglietto da visita: semplice, simmetrico, attira api e bombi come calamite.
Il ciliegio è un albero deciduo che può arrivare a 25-30m in natura.
La particolarità è che fiorisce prima delle foglie: così gli insetti lo vedono da lontano e non c’è ombra a rubare luce. Rischio gelo? Alto, ma se va bene ha zero concorrenza.
Dopo l’impollinazione l’ovario si trasforma. L’endocarpo si lignifica e diventa il nocciolo duro che protegge il seme. Il mesocarpo accumula acqua, zuccheri e antocianine. Più sole prende, più diventa rossa. Se piove a 3 settimane dal raccolto si spacca: la buccia sottile non regge l’ingresso rapido d’acqua.
Il peduncolo lungo serve a raffreddare il frutto per traspirazione. Per questo le ciliegie “con il gambo” durano di più in frigo.
Le antocianine non sono solo colore. Sono la difesa UV della pianta e per noi sono antiossidanti. Contiene anche melatonina naturale, ecco perché una manciata la sera aiuta a dormire.

La leggenda di Sant’Antonio e le ciliegie, è una leggenda raccontata da secoli nelle case contadine Italiane, Spagnole e Portoghese.

Si dice che un inverno, tanto tempo fa, fosse così rigido che perfino il vento sembrava fatto di vetro.
Sant’Antonio (di Padova) camminava di villaggio in villaggio, portando conforto e benedizione a chi non aveva più nulla.
In una casa ai margini del bosco viveva una donna poverissima, sola, con un figlio molto malato.
Quando vide il santo alla porta, arrossì dalla vergogna: non aveva niente da offrirgli.
Allora mormorò:
“Se fosse giugno, ti darei le ciliegie del mio albero… ma guarda: è inverno, e i rami sono nudi.”
Sant’Antonio sorrise.
Uscì nel cortile, posò la mano sul tronco gelato e disse parole che nessuno udì.
E accadde l’impossibile.
L’albero tremò come svegliato da un sogno, si coprì di fiori bianchi…
e in un battito di cuore si riempì di ciliegie rosse, lucide come gocce di sole.
La donna pianse dalla gioia.
Ne raccolse un cestino e lo offrì al santo, che le disse
“La generosità non dipende da ciò che si ha, ma da ciò che si è.”

Da quel giorno, nelle campagne, si crede che:
🍒le ciliegie portino buona fortuna
🍒chi le offre, offre amicizia sincera
🍒 chi le riceve, riceve protezione
🍒non vanno mai contate, perché “la fortuna non si conta”
E ancora oggi, in alcune regioni, le prime ciliegie dell’anno si chiamano “le ciliegie di Sant’Antonio”.

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