La scienza contro l’anima: la lezione del Paraguay che va oltre il calcio
Esiste una legge universale, invisibile ma implacabile, che prima o poi si prende la briga di rimettere in equilibrio la bilancia della storia. Quando i privilegi accumulati sembrano rendere i forti del tutto imbattibili, il destino trova sempre il modo di dare voce a chi è partito dal nulla.
Questo Mondiale sta solo traducendo in novanta minuti quello che succede nella vita.
Prima è stata la volta di Capo Verde, una manciata di isole capace di spaventare i colossi con la sola forza dell’orgoglio. Poi l’Ecuador, che sembrava spacciato e ha ribaltato la Germania nei gironi con una furia nata dal cuore. Fino ad arrivare ai sedicesimi di finale, dove il Paraguay ha compiuto l’impensabile, eliminando la Germania ai calci di rigore.
Ma la prova scientifica che questo equilibrio cosmico esiste davvero non sta nel risultato del campo. Sta nelle parole straordinarie del CT della Nazionale del Paraguay, Gustavo Alfaro, che nel post-partita ha regalato una lezione che supera i confini dello sport:
“Loro sono formati nelle accademie di primo livello in Europa. Noi veniamo dalla terra colorata. Veniamo da lì, da bambini che giocano scalzi su quella terra, dai sacrifici dei genitori per portarli ad allenarsi. Genitori che spesso si fanno carico di cose che non possono permettersi, perché i soldi non bastano per arrivare a fine mese, solo per permettere ai figli di inseguire un sogno.
E questo non vuol dire che noi abbiamo vinto perché veniamo dalla terra colorata e loro hanno perso perché vengono dalle accademie. No, per niente. Anzi, magari potessimo avere quello che hanno loro: strutture di primo livello, progressi, tutto. Hanno quattro stelle per un motivo.
Ma io non rinnego le mie origini. Non le rinnego per niente. Perché alla fine sono quelle che ci definiscono. Sono quelle che ci definiscono come nazionale. Ed è lì che, secondo me, sta la chiave di tutto.”
In questa lucidità totale c’è il senso profondo del riscatto degli ultimi. Da una parte la perfezione scientifica di chi ha sempre avuto tutto. Dall’altra la terra colorata che graffia la pelle, i padri che saltano i pasti per un paio di scarpini, e i sogni pagati a caro prezzo.
Nessuno dice che la mancanza di mezzi sia un vantaggio. Lo dice chiaramente anche Alfaro: magari si potessero avere quelle strutture. Ma quando quelle strutture ti mancano, l’unica cosa che ti resta per colmare il divario è l’identità. È la memoria di ogni singolo sacrificio che ti ha portato fino a lì.
Quando l’ultimo rigore ha gonfiato la rete, la bilancia del mondo si è riassestata. L’universo ha ricordato a tutti che la tecnica si può insegnare nelle migliori accademie del mondo, ma l’anima si forgia solo nelle difficoltà. Il futuro non è scritto nei budget dei soliti noti, ma appartiene a chi ricorda da dove è partito e, proprio per questo, non ha più paura di niente.


