Sole Nero: Dieci passi nel labirinto (e verso la luce) degli Snap-Out
Complice il viaggio a Milano e il suggerimento di un amico, coi figli ci siamo messi ad ascoltare il nuovo album degli *Snap-Out, infilandolo in mezzo tra un Vasco Rossi e uno Sfera E Basta per accontentare le richieste di tutti i ragazzi. Non so quante volte vada ascoltato un disco per impararlo davvero, ma posso dire sinceramente che, mentre preparo le domande per questa intervista, ho ancora in mente il sound orecchiabilissimo (e ballabilissimo) di Ozono e Drugo, anche se credo che la mia preferita resti Danno Collaterale. Forse perché, in fondo, la bellezza stessa è un “danno collaterale”?
Allora, non potendo scegliere, cari ragazzi, ho deciso di immergermi completamente nel vostro mondo. Vi metto giù una domanda generale per il disco e poi una per ogni canzone. Pronti?
### L’Intervista
*Domanda di apertura (Il Concept)*
1. *Sole Nero (Title Track):* Il titolo del disco è un ossimoro potente. In questo viaggio verso una destinazione spesso ignota, quanto è stato fondamentale il concetto di condivisione – quel “dimmi che insieme arriveremo” – per superare la paura di un sole che non scalda? È proprio la capacità di riconoscersi tra simili il vero segreto della vostra resilienza?
Sole Nero riassume in qualche modo il percorso che abbiamo fatto durante la scrittura dell’album, ma anche come persone e come gruppo. Più volte ci siamo ritrovati accanto alle persone sbagliate, in situazioni che invece di farci crescere ci facevano sentire soli o fuori posto, ma non ci siamo arresi e abbiamo capito quanto sia importante trovare una complicità autentica, persone con cui condividere le stesse battaglie e costruire insieme il proprio mondo.
*Il Viaggio attraverso le tracce:*
2. *Fuoco Amico:* Avete voluto raccontare il dolore del tradimento non solo come perdita, ma come una violenta intrusione nella propria intimità. Come avete lavorato per tradurre in musica la devastazione di una “lama di fuoco” che arriva proprio da chi credevamo fosse un alleato?
Fuoco Amico nasce dal tentativo di raccontare una ferita che quasi tutti, in forme diverse, hanno conosciuto: quella di essere colpiti proprio da una persona da cui non ci si aspettava del male. Abbiamo scelto un linguaggio musicale molto immediato, vicino al pop, proprio perché volevamo che il brano arrivasse senza filtri e permettesse a più persone possibile di riconoscersi in quella sensazione. Il tradimento non è soltanto una delusione: è qualcosa che entra nella tua intimità, perché arriva da qualcuno a cui avevi dato fiducia.
Per questo, nello special, la parte più distorta e intensa del pezzo, abbiamo cercato di rendere musicalmente quella “lama di fuoco” improvvisa: un colpo che spezza l’equilibrio del brano e rappresenta la violenza emotiva di chi ti volta le spalle quando meno te lo aspetti.
3. *Ricordami:* Qui ribaltate la prospettiva: non è la vittima a essere fragile, ma l’aggressore a essere “svuotato”. Come avete lavorato per scrivere un testo che restituisse dignità a chi subisce violenza, trasformando il dolore in un fermo atto di liberazione?
Non ci si sofferma mai, in queste situazioni, a come chi infligga dolore negli altri sia vuoto dentro. L’aggressore fa della violenza la propria vita. Soprattutto nel finale del brano vogliamo spiegare proprio questo senso di vuoto in una vita di violenza, raccontando di una donna ora libera, che ha attraversato e lascia tutto il suo dolore alle spalle.
4. *Ozono:* In un panorama musicale che spesso glissa sui temi scomodi, quanto è stata difficile la scelta di dare voce a un territorio martoriato come quello dei Tamburi? Credete che la musica possa ancora essere un megafono politico per chi è stato “abbandonato” dalle promesse del passato?
Nonostante il tema veramente tosto e pesante, la scelta di dar voce a questa realtà è stata naturale. Ozono è un brano che abbiamo scritto e composto cercando prima di tutto di mantenere il rispetto per chi vive in quelle terre e porta ogni giorno il peso di quella realtà.
In un contesto come quello di oggi, crediamo che la musica, così come i libri e i media, possa avere anche una responsabilità politica e sociale: non nel senso di dare lezioni, ma di accendere attenzione, dare voce a chi troppo spesso non viene ascoltato e sostenere chi vive o ha vissuto quelle situazioni senza arrendersi.
5. *Drugo:* La vostra narrazione del carnefice è cruda e quasi cinematografica, sottolineandone la codardia. Mostrare il male in tutta la sua violenza è, secondo voi, l’unico modo per spingere l’ascoltatore a una vera riflessione etica?
Il nostro intento non è essere predicatori. Non miriamo a puntare il dito indicando “questo è giusto, questo è sbagliato”.
Noi vogliamo denunciare le realtà degradate che tantissimi vivono, con il nostro grido che spera di diventare un coro con le voci di chi ci ascolta, di chi si riconosce in quello che raccontiamo. Se per farci sentire dovremo essere crudi, diretti e trasparenti, questo è quello che faremo: mostrare queste atrocità, tutta questa violenza, per quello che è, è il primo passo per non normalizzarla.
6. *Indovina Chi:* Questo brano è una frecciata dritta all’ipocrisia dell’egoismo di chi si chiude nel proprio benessere. Qual è il messaggio più urgente che vorreste arrivasse a chi, barricato in casa, ha dimenticato il valore dell’accoglienza?
Proprio per chi ha dimenticato il valore dell’accoglienza il nostro messaggio è chiaro: “Tu lo sai che hanno rotto la catena Dai, indovina chi viene a cena”.
Con “indovina chi” vogliamo ricordare a chi pensa solamente al proprio sé il dramma ignorato delle persone che fuggono ogni giorno da una morte certa, nella terra dove sono nati, in cerca di una speranza sconosciuta; evidenziamo la forza ed il coraggio di questi “eroi terresti” che resistono a tutte le intemperie di una vita non scelta da loro.
7. *Noi Diversi:* Qui ribaltate i ruoli: “in un mondo di cliché, i diversi sono loro”. È una dichiarazione di orgoglio potente. Com’è stato il vostro percorso artistico per arrivare a smettere di cercare l’approvazione altrui e trovare la forza nel vostro “buio”?
Ognuno di noi ha vissuto l’emarginazione in maniera diversa. Quello che però ci accomuna è ciò che ci ha aiutato a superarla e a prenderne consapevolezza: l’amore e il rispetto delle persone che avevamo accanto.
Non perché si debba per forza dipendere dagli altri, ma perché quando incontri persone simili a te, che ti apprezzano per ciò che sei, che ti capiscono e combattono le tue stesse battaglie, impari ad apprezzare non solo loro, ma anche te stesso.
Con questa canzone non speriamo soltanto di raccontare la felicità di essere riusciti ad accettare il nostro “buio nero”. Vorremmo far capire a chi ascolta che non è solo: è circondato da persone che possono comprenderlo, lottare insieme a lui e ricordargli che non deve sforzarsi di piacere agli altri fino a smettere di essere se stesso.
8. *Sei:* In un disco che esplora le zone d’ombra, quanto è stato necessario inserire questo brano per bilanciare la narrazione? Si può dire che l’amore sia l’unica “droga” positiva necessaria per restare umani in un mondo che urla ostilità?
Sei è una delle canzoni più amate del disco da chi ci segue e, in un certo senso, è il suo momento di respiro. Dentro un album che attraversa violenza, emarginazione, rabbia e solitudine, sentivamo il bisogno di lasciare spazio anche a una luce più intima.
Parla di un amore puro, non inteso soltanto come amore romantico, ma come quella forza che ci tiene umani. Noi questo amore lo individuiamo nella musica, quella forza motrice che ci ha permesso di realizzare l’album.
“Sei” è quasi un collante tra tutte le storie raccontate in Sole Nero, perché ci ricorda che, anche quando tutto intorno sembra ostile, avere una luce accanto può cambiare completamente il modo in cui affrontiamo il buio, e in questo senso sì: può essere una “droga” positiva, quella che ci riporta a ciò che siamo davvero.
9. *Automaticamente:* Puntate il dito contro chi vive con il “pilota automatico”, condizionato solo dal giudizio esterno. La vostra musica vuole essere la scossa per risvegliare chi si è lasciato incatenare dal conformismo?
In parte, Automaticamente racchiude anche il significato stesso del nostro nome: “Snap-Out” vuol dire uscire da qualcosa, risvegliarsi. La nostra musica nasce proprio da questo bisogno: non restare fermi dentro le abitudini, le paure o i giudizi degli altri.
Nella seconda parte del brano facciamo capire che “svegliarsi” è la chiave per iniziare a liberarsi dalle catene di chi ci tiene in trappola, nello specifico di Automaticamente in una relazione tossica e deleteria, ma anche da quelle che a volte ci costruiamo da soli.
10. *Danno Collaterale:* In un’epoca che ci vuole sempre performativi, credete che fermarsi a osservare, diventando quasi degli “immobili” in un mondo che corre a vuoto, sia l’unico modo per non essere semplici danni collaterali di un sistema che non ci appartiene?
In Danno Collaterale il discorso è abbastanza complesso: noi crediamo che non bisogna rimanere immobili, assolutamente scettici nei confronti della vita, ma camminare per la propria via, e invitiamo tutti a farlo non conformandosi alla società “performativa” in cui viviamo, rimanendo quindi se stessi in un mondo di percorsi prefabbricati che portano a vivere la propria vita come un “danno collaterale”.
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*Conclusione*
«Dopo questo viaggio così intenso tra le ombre e le luci della società e dell’animo umano che avete tracciato in ‘Sole Nero’, quale luce sperate di aver acceso nel vostro pubblico? Cosa vorreste che restasse ‘acceso’ nelle persone una volta terminato l’ascolto dell’ultima traccia?»
Speriamo di aver acceso una luce nella capacità di fermarsi, ascoltare e riconoscersi. “Sole Nero” parla di realtà dure, di emarginazione, violenza, rabbia e solitudine, ma non vuole lasciare chi ascolta dentro il buio: vuole ricordargli che anche da lì può nascere consapevolezza, confronto e vicinanza.
Oggi spesso la musica viene consumata in fretta, passa da una canzone all’altra e lascia poco. Noi speriamo invece che i nostri brani siano vivi, restino addosso, che facciano venire voglia di porsi delle domande e magari di guardare con più attenzione le persone e le realtà che abbiamo attorno.
La luce che vorremmo restasse accesa è questa: nessuno dovrebbe sentirsi solo mentre attraversa il proprio buio.
Grazie ragazzi! E voi cari lettori de ilcentuplo, potete seguire e sostenere gli Snap-Out qui nei loro canali ufficiali: l’estate con la loro musica sarà sicuramente più bella!
Canale Youtube https://www.youtube.com/@SnapOutOfficial
Prossimo concerto a Roma




