Vuoto o assenza?
Ho partecipato a un seminario meraviglioso tenuto dalla Reverenda Anna Maria Iten Shinnyo Marradi, una delle figure di riferimento più importanti del Buddhismo Sōtō Zen in Italia e in Europa.
Nello Sōtō Zen c’è una nudità potentissima, una capacità di attraversare il vuoto che lascia disorientati.
L’unica indicazione per la pratica è stata questa:
“Lascia tutto cadere e, nel silenzio, incontrati.”
Ma cosa resta quando lascio tutto cadere?
Chi e cosa incontro quando resto davvero in silenzio?
La pratica meditativa è un cammino. Passo dopo passo, con costanza, volontà e umiltà, accompagna il praticante verso un incontro sempre più autentico con sé stesso.
In quel silenzio, a volte, sembra di entrare nel vuoto. Altre volte, invece, si apre uno spazio.
Dimorare in ciò che percepiamo come vuoto è una pratica di conoscenza che va oltre ogni spiegazione, oltre ogni elucubrazione mentale. Ed è proprio rimanendo lì, senza fuggire, che può emergere una domanda essenziale:
È vuoto o assenza?
La differenza è sottile, ma cambia tutto:
il vuoto è uno spazio vivo, fecondo, aperto alla possibilità,
l’assenza porta con sé la traccia di una mancanza, qualcosa che continuiamo a cercare.
Forse è per questo che vale la pena osservarci ogni volta che sentiamo il bisogno di riempire uno spazio: con una parola in più, con un pensiero in più, con una distrazione, con un impegno, con il rumore.
Che cosa stiamo cercando di colmare?
Un Vuoto o una assenza?
Le #riflessioniscomodemaVitali parlano ai bisogni che abitano queste due esperienze, sono bisogni profondamente diversi e riconoscerli è già un primo passo verso una presenza più autentica.
————–
“Del silenzio e dell’ascolto ne ho fatto un lavoro e quando parlo lo faccio con 𝐹𝑖𝑙𝑜𝑠𝑜𝑓𝑖𝑎”.
Ti accompagno in percorsi evolutivi centrati su #etica#saggezza e #presenza.


