editoriali

La bambina di dieci anni che telefonò a Francesco Guccini

Quando avevo dieci anni ero convinta di una cosa: dovevo parlare a Francesco Guccini. Dovevo dirgli quanto amavo le sue canzoni.

Mio padre me le faceva ascoltare suonandole con la chitarra. Così presi l’elenco telefonico e cercai il suo nome. Mi sembrava incredibile che una persona così famosa fosse lì, tra quelle pagine. Pensai: Non risponderà mai.

E invece rispose.

«Pronto?»

«Vorrei parlare con il signor Francesco Guccini.»

«Sono io! Chi sei?»

«Mi chiamo Claudia… e sono innamorata di lei. Ho dieci anni.»

Lui scoppiò a ridere.

«Beh, io ne ho cinquanta… potresti trovare di meglio!»

Anch’io risi, e poi gli feci un monologo un po’ sconclusionato su quanto fossero belle le sue canzoni e su quello che mi facevano provare.

Alla fine, con quella voce così calda e inconfondibile, mi ringraziò. Lo fece con un’ironia delicata mista a timidezza.

Quella telefonata è rimasta con me. Non è mai andata via, né dalla mente né dal cuore.

Oggi se ne va un artista immenso, un poeta che ha saputo dare parole a intere generazioni. E, insieme a lui, se ne va anche un piccolo pezzo della storia di tutti noi.

Ciao, Francesco. E grazie per aver risposto al telefono a una bambina di dieci anni.

Claudia Zanella

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