editoriali

Ciao, sono Michelangela e sono ipertiroidea quindi con sempre almeno un grado in più di temperatura corporea

Ciao, sono Michelangela e sono ipertiroidea.

La mia tiroide funziona  più velocemente del normale, se esagera è un guaio, fino a quando si mantiene in zona definita “subclinica” non è un gran problema, o meglio non lo era prima dell’era Covid 19.

La tiroide iperattiva infatti aumenta un po’ tutto.

Aumenta il metabolismo (yeah!), aumenta il battito cardiaco(un po’ meno yeah, specie se devi correre dietro a un autobus) e aumenta la temperatura corporea.

Non di molto, di un grado o poco più. Quindi se mi provo la febbre e ho 37,5 so che i realtà sono i 36,5° di una persona con una tiroide “più tranquilla”. Non sono mai stata brava in matematica ma fino a togliere uno ci arrivo quindi fine della storia.

Dal 1995 al 2020 è andata più o meno così. Un’operazione (misuro la febbre e tolgo uno) talmente automatica che mi ero persino dimenticata che fosse una mia prerogativa.

Poi è arrivato il Covid 19, la quarantena, state a casa, l’amuchina, la mascherina, la distanza e….tataaaaan  la rilevazione della temperatura corporea. “Ma tu come farai?” mi chiede mia madre (rigorosamente via messaggio e da casa sua) ancora in piena fase una.

Panico. Già, come farò?

Come spiego a tutti i vigilantes del pianeta, in banca, al supermercato, al lavoro, alla posta, ovunque che il mio 37,5 o 37,8 è normale così? Che precede il Covid di circa 25 anni, che non è contagioso per nonna Maria, che non sto compiendo nessuna strage silenziosa?

Il certificato medico, direte.

Il certificato medico dice “ipertiroidismo subclinico”, non dice “quindi temperatura più alta del normale”. Questo dovrebbe saperlo chi rileva la temperatura perché di solito la temperatura viene rilevata da chi ha competenze mediche, non da impiegati e addetti alla sicurezza che, se non hanno un parente stretto ipertiroideo, ben difficilmente avranno sentito parlare di questa correlazione.

Che fare?

Stampare una pagina di internet che parla delle conseguenze della tiroide troppo veloce.

Quindi autocertificazione, certificato medico, pagina dell’enciclopedia online.

Me lo terranno buono?

Fermi, ce l’ho. Vecchio verbale del Pronto Soccorso che recita : temperatura corporea 37,6 ° ascrivibile a ipertiroidismo. Oddio, dice anche una fila di affari miei e non sono entusiasta di sventolarlo in giro ma meglio che essere cacciata con ignominia dalla fila del Supermercato come accadeva a chi non era “in lista” nel locali della Milano Bene degli Anni Novanta/Duemila.

Ricapitolando: autocertificazione, certificato medico, pagina dell’enciclopedia online, online, verbale di Pronto Soccorso. Aggiungo gli ultimi esami del sangue di gennaio a riprova dell’attualità della condizione e parto.

La mia borsa assomiglia a questo punto a una ventiquattrore ma va bene così.

Parto alla volta dell’ufficio, pronta alla rilevazione e a tenere un’arringa difensiva a prova di romanzo di Grisham in mia difesa.

Davanti all’ufficio che fila e mi rendo conto che mentre sono in fila ho il sottile tremito alle gambe di quando dovevo consegnare il compito a scuola. Mi auguro anche che il battito cardiaco abbia una delle sue impennate così, se mi contestano qualcosa potrò portarlo come prova aggiuntiva del mio stato di ipertiroidea.

Respiro. È il mio turno Attimi di suspense in cui ripasso il discorso. BEEEEP.

“Vada pure”.

Apro la bocca per iniziare a parlare poi mi rendo conto e la chiudo. L’addetto coglie tuttavia la mia titubanza.

Può andare, signora, la sua temperatura è 34°

34 ?????????

Riesco a tacere ma spalanco gli occhi (che già -essendo ipertiroidea – un po’ spalancati tendono ad esserlo)

“Eh, sì, è molto bassa, probabilmente è il freddo di oggi, beva qualcosa di caldo se non vuole svenire.”

E ora? Tengo una lectio magistralis sulla temperatura corporea umana nonché sul mio stato di salute dell’ultimo quarto di secolo? E se alla fine della lezione non mi fanno entrare?

Il cartello sulla porta dice “Vietato l’accesso con temperatura corporea superiore a 37,5°” senza  se e senza ma. Sono in ritardo con la timbratura. La fila dietro di me si allunga e rumoreggia.

Sorrido.

“Grazie, lo farò senz’altro, buona giornata”

Il miracolo si ripete il giorno dopo e quelli successivi. Poi al supermercato, in posta, negli uffici pubblici, ovunque. Ogni volta che devo misurare la temperatura respiro intensamente e accarezzo il mio dossier sanitario nella borsa/valigia pronta a prodigarmi in spiegazioni. Invece nulla, solo un 36,8° (l’unico credibile).

Per il resto- oltre al 34° fisso dell’ufficio – sono sempre stati rilevati valori sotto 36°, più di frequente vicini a 35°. Finora ho superato  indenne tutti i termoscanner, passandone 2 o 3 al giorno da settimane, anzi, mesi.

La mia tiroide avrà rallentato il ritmo dopo una vita di corsa, concedendosi a sua volta una quarantena?

Solo di giorno, però.

Perché misteriosamente a casa, la sera, non ho mai meno di 37,5°. Neanche cambiando termometro.

Che dite, pongo il quesito all’OMS?

Michelangela Barba

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