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Achille e Zlatan: miti del passato e del presente.

Plutarco di Cheronea racconta che Alessandro Magno, grande condottiero macedone, tenesse sotto il cuscino un pugnale e l’Iliade, poema epico di guerra e virtù eroiche: il pugnale per la difesa personale e Omero come baluardo dell’animo, visto che Achille, mitico eroe della guerra di Troia, era da considerarsi un modello da imitare.

Quale il “ legame” tra Achille e Zlatan Ibrahimovic, tra un guerriero e un calciatore? Basta leggere la biografia dello sportivo, o ascoltarlo parlare della propria infanzia, per capire che entrambi i due personaggi  hanno delle caratteristiche in comune: volontà, amor proprio, passione.

“ Io sono il nord, il sud, l’est, l’ovest”: chi l’ha pronunciato? L’eroe greco o lo Svedese? Ebbene, l’ha detto Ibra! Potrebbe averlo detto anche Achille, eppure no, è stato il 34enne goleador del Milan ( del Milan almeno per quest’anno). La frase infatti si completa con “ Io sono Zlatan Ibrahimovic “!

Il nome proprio Zlatan sembra abbia nell’etimo il significato di “ aureo”. Fino a poco tempo fa però… “L’apposito consiglio svedese sta per approvare: tra poco ‘Zlataner‘ (italiano ‘zlatanare’, inglese…to zlatan?) sarà una parola come ‘pigna’, ‘pallottoliere’ o ‘sparpagliare’ (in svedese). Significato? Stando alla definizione ufficiale, “intraprendere qualcosa con forza, dominare”. (https://www.ilsussidiario.net/news/calcio-e-altri-sport/2012/12/27/ibrahimovic-il-campione-diventa-neologismo-svedese-zlataner-sara-dominare/350351/ )

E Achille? Probabilmente il nome, di origine preellenica, deriva da AXOS, che forse significa “ sofferenza”.

 Il Pelide , rappresentazione per antonomasia di un’ira violenta e mortifera, di uno stato permanente di contesa interiore, istintivo, impulsivo, era figlio di un re e di una dea del mare.

 “Il contesto, familiare e geografico, in cui cresce ( invece) il piccolo ( Zlatan) non è dei migliori: il malfamato quartiere di Rosengard (quartiere a sud della Svezia, abitato in prevalenza da immigrati e popolazione povera), unito alla separazione dei suoi genitori, rendono particolarmente difficile il periodo adolescenziale del ragazzo. La madre è assente, il padre spesso ubriaco, il frigorifero sempre vuoto. Il primo bivio nella vita di Ibra è quello tra vivere una vita da delinquente o inseguire il sogno di diventare un calciatore.” (https://sportribune.it/soccerillustrated/storie/3664/ )

Ecco qui la chiave del suo futuro: un ragazzo che può scegliere se diventare un delinquente o realizzarsi professionalmente. Amor proprio e volontà, appunto. La determinazione di non replicare uno schema familiare perdente e la consapevolezza di avere nelle proprie mani il destino. Sacrificio, lavoro, passione, armi vincenti nella lotta per diventare qualcuno. Agli occhi di molti bambini Ibra è oggi l’incarnazione di un mito.

Nell’immaginario collettivo, per millenni, Achille è stato pensato come un uomo di taglia gigantesca e di passioni altrettanto enormi. Mai domo, mai stanco, assetato di sangue e di vendetta. Eroe da sempre e per sempre.

Chi insegna nella scuola, oggi,  sa bene quanto spesso i ragazzi trovino difficile maturare, individuare la propria strada. Un cocktail imprevedibile di attitudini inespresse, svogliatezza, contesto sociale e/o relazionale non motivante , può  davvero contribuire a devastare una giovane mente nel cammino verso lo sviluppo personale. Spesso i docenti si dedicano agli studenti in difficoltà, cercando di appianare loro la strada, escogitando mille strategie per accompagnarli nella crescita in un percorso ad ostacoli che non necessariamente approda a grandi risultati. E se fosse tutto sbagliato? Se, invece di svolgere un ruolo facilitatore,  fosse più produttivo proporre ai ragazzi personaggi che sono riusciti a deviare un percorso apparentemente già segnato dal destino, insegnando cioè a ricorrere alla propria forza interiore?

Non si sta pensando di invitare tutti gli studenti a diventare campioni del calcio ma, semplicemente, a cercare ciascuno la propria strada, con fatica, anche incontrando degli insuccessi, ma con la consapevolezza di poter realizzare se stessi. Insegnare l’importanza dell’ insuccesso, appunto, per capitalizzarlo e riuscire a superare le difficoltà , non aggirandole, ma affrontandole.

Obiettivo principale: non restare un’incompiuta.

Vittoria Criscuolo

Docente di Latino e Greco

Presidente del Movimento per la Vita di Varese

Un pensiero su “Achille e Zlatan: miti del passato e del presente.

  • Mario Sansalone

    Grazie Vittoria, per il ripasso di valori storici nel nostro quotidiano!

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